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Nel canto 33, che si svolge nella seconda e nella terza zona del nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, scontano la loro pena rispettivamente i traditori della patria e del partito e i traditori degli ospiti. I primi sono immersi nel ghiaccio con la faccia rivolta verso il basso mentre i secondi hanno il capo rovesciato. Il contrappasso del ghiaccio è dovuto al freddamente premeditato tradimento che compierono quando ancora vivi.
Qui si trova il conte Ugolino che pieno d’angoscia racconta a dante la sua tragica vicenda: a seguito del tradimento dell’arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini, egli si ritrovò a morire di fame nella torre della muda (la qal prli ha l’ titol de la fame) insieme ai suoi figli.
Il nobiluomo racconta di come un giorno nell'ora in cui di solito veniva portato il cibo egli sentì chiavar l'uscio dell'orribile torre; in silenzio Ugolino guardò in viso i figli e non riusciva a piangere tanto era impietrito. Passarono così i giorni dentro quel “doloroso carcere” tanto che per il dolore Ugolino arrivò a mordersi le mani. Al che, credendo che lo facesse per la fame, i figli si alzarono e si offrirono per essere mangiati, per essere spogliati di quelle carni che lui aveva dato loro: si calmò poi per non rattristarli, e quel giorno ancora e l'altro rimasero muti. Nei giorni successivi i figli morirono, uno dopo l’altro mentre Ugolino divenuto cieco, si mise a “brancolare sopra ciascuno” invocandoli con strazio; poi, più che 'l dolor, poté 'l digiuno.

Questa tragica fine era stata preannunciata da un sogno premonitore: l'arcivescovo era a capo di una battuta di caccia cercando il lupo e i suoi lupotti (che simboleggiano Ugolino e i suoi figli) con cagne magre, ammaestrate e fameliche (il popolo, smagrito dalla povertà) e guidano la battuta i Gualandi, i Sismondi e i Lanfranchi, importanti famiglie di Pisa; presto i lupi sono stanchi e i cani li raggiungono ferendoli ai fianchi con i denti aguzzi.
Lupo nella Divina Commedia é una fiera crudele, il simbolo negativo per eccellenza nella visione Dantesca (come la lupa dalla rabbiosa fame che incontriamo ne canto i)
Eppure é visto anche come una preda facile per quel brano di cagne affamati, che stanno a rappresentare la vita del conte Ugolino, che fu inizialmente "predatore " e poi "preda" di Ruggeri.

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