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Il conte Ugolino nel canto 23 dell'Inferno di Dante


Lo spirito del conte Ugolino di trova nel nono e ultimo cerchio infernale, dove sono puniti i traditori. Più precisamente Ugolino si trova nella seconda zona del nono cerchio, chiamata Antenora, dove si trovano i traditori della patria. Questa zona prende il nome da Antenore principe troiano che secondo la tradizione medievale tradì la patria aprendo il famoso cavallo di legno. Tutti gli spiriti del nono cerchio sono conficcati in un lago ghiacciato fino alle guance e gemono tremando congelati. Proprio tra le anime qui conficcate Dante vede uno spirito che sta mordendo la testa di un altro e si ferma per chiedere loro chi siano. Lo spirito alza allora la testa e si pulisce la bocca con i capelli dell’altro e inizia a raccontare sperando così di infamare il nome dell’altro. Colui che parla è il conte Ugolino della Gherardesca, di famiglia ghibellina che però poi passò dalla parte dei guelfi (tradendo così il suo partito) e l’altro spirito è l’arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini, ghibellino, che lo imprigionò e lo fece condannare ad una morte orrenda.
Ugolino racconta a ante proprio la sua morte sottolineandone l’atrocità. Fu incarcerato con i suoi due figli e due nipoti a Pisa in una torre, dove stettero per alcuni mesi ( Ugolino seppe che erano passati alcuni mesi contando le fasi della luna). Un giorno il conte Ugolino ebbe un incubo, presagio di un imminente futuro, in cui gli apparve Ruggeri in compagnia di famiglie Pisane ghibelline mentre dirigeva una battuta di caccia contro un lupo con i suoi piccoli che venivano poi sbranati da una muta di cani affamati. Ugolino e i figli vennero infatti dopo quel sogno chiusi a chiave nella torre e non gli venne più dato da mangiare. I bambini piangevano e chiedevano aiuto e si offrirono anche come cibo al padre, avendolo visto mordersi una mano per rabbia e impotenza. I bambini uno alla volta morirono di fame e Ugolino dice di averli chiamati piangendo ancora per i due giorni seguenti alla loro morte e poi pronuncia la frase “poscia più che l’dolor potè l digiuno”.Alcuni interpretano la frase pensando che Ugolino sia morto di fame e non abbia più sentito dolore, ma altri la interpretano come se egli vincendo il dolore abbia mangiato i bambini per fame.
Concluso il racconto Ugolino torna ad azzannare il cranio dell’arcivescovo. A questo punto Dante si scaglia in un discorso contro i Pisani, che avevano compiuto il gesto indegno di far morire di fame dei bambini innocenti. Virgilio e Dante proseguono poi il loro cammino.
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