Cianf di Cianf
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Canto XIII, Inferno, Divina Commedia


Nell’alba del Sabato Santo del 9 aprile 1300, i due poeti si incamminano verso il secondo girone del cerchio dei violenti, il settimo. In questo girone sono puniti i suicidi e gli scialacquatori, ovvero i violenti contro se stessi. I suicidi sono trasformati in piante lacerate dalle arpie, gli scialacquatori sono inseguiti e dilaniati da cagne. Il contrappasso è per analogia: i suicidi, che disprezzarono il loro corpo, sono mutati in un altro corpo di natura inferiore e poiché straziarono se stessi sono straziati dalle arpie. Gli scialacquatori che dilapidarono le loro sostanze sono dilaniati da cagne fameliche.
Dante sente da ogni parte voci lamentose e urla, ma non riesce a scorgere nessuno. Virgilio, per chiarirgli le idee, lo invita a spezzare il ramo di un albero lì vicino. Dopo aver strappato il ramo, si accorge che l’albero perde sangue, e viene quasi insultato dallo stesso, che gli dice che dovrebbe esser più pietoso con le anime: è Pier delle Vigne. Pier delle Vigne rivestì importanti cariche imperiali, acquistò la fiducia dell’imperatore e fu anche nominato primo segretario, ma due anni dopo, nel 1249, fu privato delle cariche, fu arrestato e accecato col fuoco rovente. Nello stesso anno, ad aprile, si suicidò. Egli racconta ai due come fu vicino, amico ma anche fedele all’imperatore, che nel canto chiama anche “Federigo” a dimostrare la sua intimità, ma dovette pagare per invidia altrui. Dante, a questo punto, prova molta pietà per il suicida, tanto da non poter proseguire il colloquio. Pier delle Vigne però continua, e spiega a Dante che, dopo il giudizio universale, i suicidi rivedranno il proprio corpo inanimato appeso ai propri rami.
Dopo il colloquio con Pier, ha luogo l’ultimo episodio che vede protagonisti gli scialacquatori: Iacopo da Sant’Andrea e Lano da Siena. I due peccatori sopraggiungono correndo cercando di ripararsi dall’inseguimento di alcune cagne infernali. Uno dei due prova a rifugiarsi dietro un cespuglio, l’anima di un suicida fiorentino, ma viene scoperto da una delle cagne e viene dilaniato da essa stessa, facendone risentire anche il cespuglio. Il suicida fiorentino può essere visto come la stessa Firenze, che continua a martoriarsi con le continue guerre civili.
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