Finnick di Finnick
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Le bestie feroci che si oppongono al cammino di Dante si differenziano per le loro peculiarità: la lonza agile ed elegante, il leone statuario che incute molta paura e la lupa inquietante per la sua magrezza, voracità e irrequietezza. Il significato prevalente però, è allegorico.
I commentatori più antichi identificarono le tre fiere rispettivamente con la lussuria, la superbia e l'avarizia. Alcuni commentatori moderni invece preferiscono identificare le fiere con "le tre faville che c'hanno i cuori accesi" (Inferno, VI, v. 75), cioè superbia, invidia e avarizia. Altri commentatori identificavano queste fiere con la frode, la violenza e l'incontinenza (vale a dire il non sapersi moderare) che sono le tre categorie del peccato proprie dell'etica di Aristotele, sulle quali Dante fonda i peccati nell'inferno. Altri studiosi ancora hanno preferito un'interpretazione politica oltrechè morale. Nella lonza quindi sarebbe da vedere Firenze, nel leone la Casa di Francia e nella lupa la Curia romana di Bonifacio VIII.

Da ricordare infine le fonti dantesche a questo riguardo: in primo luogo un passo della Bibbia dove si parla di un leone, un lupo e un leopardo, poi i numerosi bestiari medievali dove le belve sono menzionate con le loro presunte caratteristiche: la lonza è stata identificata con un felino simile a un leopardo. A tal proposito c'è sicuramente un'esperienza diretta di Dante che avrebbe visto proprio una lonza tenuta in gabbia a Firenze nel 1285.

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