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Alighieri, Dante - Senso letterale e allegorico scaricato 1 volte

Dante: il senso letterale e il senso allegorico


L’uomo medievale cercava nella realtà mondana la manifestazione di Dio, per cui ogni cosa gli appariva come il segno di una verità superiore.
La poesia e l’arte avevano come finalità di insegnare la verità della fede mediante l’allegoria.
Dinnanzi a un’opera d’arte, il lettore medievale distingueva il senso letterale, cioè il significato immediato, e il senso allegorico, cioè il significato allusivo della narrazione.
La Divina Commedia racconta il viaggio immaginario di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, ma a livello allegorico rappresenta il cammino dell’umanità verso la redenzione ed il riscatto spirituale.
I numeri e i colori
I colori erano un “segno” di verità soprannaturali: il bianco era il colore mistico della fede, il rosso della carità, il verde della speranza, il blu della castità (il velo della Vergine Maria), il viola della penitenza, il nero della morte.
Il numero tre, il numero perfetto era il simbolo della Trinità e così i suoi multipli.
Il simbolismo e l’uso del numero
Nella Commedia ricorrono spesso il numero tre e il suo multiplo perfetto nove (333), quale riflesso della Trinità: tre sono le fiere (lupa, lonza, leone), tre sono le guide (Virgilio, Beatrice, san Bernardo), nove i cerchi dell’Inferno, nove le balze del Purgatorio, nove i cieli del Paradiso che sommati all’Empireo riconducono al dieci, cioè alla perfezione, in quanto conclude la serie dei numeri iniziata dall’unità. Sul numero si basano anche i parallelismi e le simmetrie interne del poema. Per esempio nel canto VI di ogni cantica, è sviluppato il tema politico.
La Divina Commedia è composta da 100 canti raggruppati in 3 cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso) di 33 canti ciascuna, più un canto introduttivo posto all’inizio dell’Inferno.
L’intera opera consta di 14233 versi endecasillabi, riuniti in terzine a rima incatenata: ABA BCB CDC.
Piante ed animali
Per quanto riguarda la natura, il mondo vegetale esprimeva la purezza attraverso il giglio, la castità con la rosa, , la semplicità con la margherita.
Il mondo animale era visto come l’universo del male: il serpente rappresentava la tentazione del male e del demonio, le colombe rappresentavano sia l’amore puro sia l’eccesso amoroso.
Dante-personaggio e Dante-autore
L’originalità della Commedia sta nel fatto che Dante è a un tempo colui che narra e colui che vive da protagonista questa esperienza di un viaggio nell’aldilà. L’autore si sdoppia sia come “io-narrante”, sia come “io-personaggio”.
Mentre Dante-autore ha convinzioni teologiche e culturali ben precise, Dante-personaggio è rappresentato insicuro, in cerca di un suo equilibrio spirituale. Dal momento che il racconto avviene quando il viaggio è terminato, nei primi canti dell’Inferno c’è massima distanza tra il punto di vista dell’autore e quello del protagonista: l’uno conosce i fatti, li ricorda e fornisce anche anticipazioni; l’altro è preoccupato, esitante, ha paura, sviene perché non conosce quanto accadrà.
Talvolta Dante-narratore del racconto principale cede la parola al narratore di un secondo racconto, come si verifica nell’Inferno con Ulisse (XXVI).
Dante partecipa con profondo coinvolgimento agli incontri con molteplici personaggi antichi e della sua epoca. Durante questi colloqui viene testimoniata la storia di Firenze, dell’Italia e dell’Impero.
I sentimenti personali del poeta si trasmettono attraverso atteggiamenti di umana pietà (Piero e Francesca) o prorompono in dure accuse rivolte contro uomini e istituzioni del suo tempo (Ignavi).
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