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Sicuramente la Divina Commedia rappresenta un'opera unitaria; tuttavia le tre cantiche si presentano ciascuna con particolari caratteristiche. L'inferno si caratterizza con toni di drammaticità attraverso cieli di piombo, tuoni assordanti, acque morti, fiumi di sangue e demoni. A questa drammaticità fisica ne corrisponde una psicologica che ritrae le anime dei dannati sottoposte ai castighi della giustizia divina. In questo contesto Dante è sia attore che spettatore, poiché spesso la sua figura si dibatte tra la spinta alla pietà e il freno della ragione morale. Il paesaggio del Purgatorio appare profondamente diverso dal precedente, anche l'atmosfera cambia poiché non è più drammatica, ma caratterizzata dalla speranza di espiare i propri peccati e poter salire in Paradiso per prendere parte alla beatitudine eterna.
Anche il paesaggio diventa più rasserenante, aprendosi a scorci diurni, attraverso l'immagine di una montagna alla cui cima la vegetazione è rigogliosa fino ad arrivare alla foresta dell'Eden. Queste anime pur vivendo un travaglio fisico, sono accomunate da un sentimento di solidarietà fraterna, da un senso di affettuosa umanità e da una comune speranza. Infine per quanto riguarda il Paradiso, la sua struttura si rifà ad elementi di metafisica che avvicinano Dante alla teologia e alla filosofia. In questo luogo sono assenti elementi terreni e vengono descritti gli abitanti di questo "beato regno". Dante attraverso il Paradiso cerca di comprendere il divino, fino all'estasi della visione di Dio. Mancano tratti fisici, l'unico elemento dominante è la luce accecante che avvolge la rosa dei beati. L'intera opera di Dante è ricca di allegorie e simboli, attraverso i quali il poeta cerca di rendere chiaro il suo pensiero.

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