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L'endecasillabo nella Commedia


La Commedia conta 14233 endecasillabi. Se tale verso è il più usato della letteratura italiana dal Duecento a oggi, ciò deriva non solo dalla particolare versatilità di questo metro, ma anche dall'autorità dell'esempio dantesco (che sostenne la superiorità dell'endecasillabo anche a livello teorico). Dante lo aveva adottato dai poeti della Scuola siciliana; ma riuscì a conferirgli una straordinaria varietà ritmica.

La terzina nella Commedia

Anche la strofa usata da Dante, la terzina, era stata già usata nel sonetto. Nella Commedia, la terzina diventa un'unità ritmica e sintattica basilare. Si pensi che su 4711 terzine quasi la metà (2152) è formata da un unico periodo in sé concluso. t stato detto giustamente che Dante pensa per terzine. La capacità di argomentazione e di rigorosa dimostrazione di cui Dante dà prova (soprattutto nel Paradiso) è come sorretta e guidata da questa griglia strofica, che permette all'autore di procedere narrativamente e, nello stesso tempo, serra il discorso in un'impalcatura logica inesorabile. In questa struttura strofica Dante riesce a mantenere un prodigioso equilibrio fra narrazione romanzesca e rigore dimostrativo, sfruttandone così pienamente, e in direzioni diverse, le potenzialità espressive.

La rima nel poema

Nella terzina dantesca (che segue lo schema ABA BCB CDC, ecc.) ha particolare importanza la rima. La sua imprevedibilità, che getta un ponte inaspettato tra parole lontane, ha così la funzione di accrescere lo spessore semantico del testo, aumentandone l'intensità. Inoltre Dante riesce a comunicare l'atmosfera e, per così dire, il colore delle tre cantiche grazie anche alla rima, che, per esempio, tende a essere aspra e «chioccia» (come la chiama Dante stesso: cioè 'rauca, stridente') nell'Inferno, piana e dolce, invece, nel Purgatorio e nel Paradiso.

Il plurilinguismo

La lingua della Commedia rivela una ricchezza e una varietà ineguagliabili (plurilinguismo): in cerca di sempre nuovi registri espressivi, Dante opera un poderoso allargamento linguistico ricorrendo a tutti i dialetti italiani contemporanei (con prevalenza naturalmente del fiorentino), nonché ad arcaismi, latinismi e provenzalismi, senza rinunciare all'introduzione di numerosi neologismi.

Il pluristilismo

Anche lo stile mostra una ricchezza e un'apertura straordinaria (pluristilismo), andando dal "parlato" più truce e plebeo alle sublimi dimostrazioni teologiche, nelle quali lo stile elevato dei classici si fonde con la tradizione teologica della filosofia scolastica.
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