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La concezione figurale e quella allegorica

II mondo terreno come annuncio dell'aldilà

Dicendo che, nella concezione cristiana, il mondo terreno è un'ombra e un annuncio (o un'anticipazione o una prefigurazione) del vero mondo eterno dell'aldilà, abbiamo fatto riferimento a un fenomeno che prende il nome di concezione figurale e che un grande studioso tedesco di Dante, Erich Auerbach, ha profondamente indagato e utilizzato per la comprensione della Commedia. È utile soffermarsi su tale questione con un esempio.

La Bibbia e la concezione figurale

Quando la Bibbia racconta che gli Ebrei furono liberati dalla schiavitù d'Egitto grazie al soccorso di Dio, essa racconta un fatto storico. Ma nell'interpretazione medievale questo fatto storico, vero in sé, prefigura un altro fatto storico ancora più importante: la liberazione dell'umanità, con la redenzione di Cristo, dalla schiavitù del peccato.

Differenza tra figura e simbolo

Ebbene, si dice in questo caso che il primo fatto è figura (cioè anticipazione e prefigurazione) del secondo, nel senso che lo annuncia. La concezione figurale si basa sul presupposto che entrambi i fatti messi in relazione siano storici.

La storia come figura dell'eternità

Secondo la concezione cristiana medievale l'intera vicenda terrena è una figura (anticipazione e prefigurazione) del destino eterno. Esattamente come nel poema di Dante. L'originalità di Dante sta nell'aver assunto la prospettiva del destino eterno anziché quella terrena, nell'aver cioè concepito «una visione che vede e proclama come già adempiuta la realtà figurale» (Auerbach). Nella Commedia il mondo terreno appare già interpretato dal giudizio divino e ci viene presentato dal punto di vista di tale definitiva interpretazione.

Allegoria e realismo

Per secoli i commentatori del poema hanno avvertito da una parte la presenza di questa prospettiva, che possiamo chiamare allegorica, e dall'altra il profondo realismo dell'arte di Dante; e hanno a lungo oscillato attribuendo più valore ora all'una ora all'altra. L'arricchimento delle nostre conoscenze in merito alla concezione dantesca permette di uscire da questa alternativa. Infatti la realtà terrena è vista da Dante nella prospettiva ultraterrena nella quale essa si adempie e di cui è anticipazione e prefigurazione: fra i due piani non c'è nessuna scissione.
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