Giorgjo di Giorgjo
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Divina Commedia - Purgatorio


Il viaggio inizia nella settimana santa del 1300, in Aprile, ed attraversa l’inferno in due giorni. All’alba del dieci Aprile comincia la salita per la montagna del purgatorio. Esso è la terra di mezzo, luogo di espiazione dei peccati e si divide in antipurgatorio e nelle sette balze.
Dante e Virgilio incontrano l’anima di Catone, custode del purgatorio: egli rappresenta il simbolo della libertà. Superata la parete rocciosa i due poeti incontrano i pigri e poi coloro che morirono per morte violenta. L’ultima parte dell’antipurgatorio è la valletta dei principi, dove scontano la pena i principi che trascurarono il loro impegno. Tutti sostano nell’antipurgatorio per un tempo uguale alla loro vita. Dopo la notte Dante si ritrova alle porte del purgatorio, dove si trova l’angelo penitente, che incide sulla fronte di Dante le 7 p rappresentanti i sette peccati capitali. Dopo la cerimonia hanno libero accesso al purgatorio entrambi: esso è composto da sette balze o colline, ognuna raffigura un peccato capitale. I sette peccati si dividono in tre fasce: le prime tre cornici sono superbia, invidia e ira; la seconda fascia è quella dell’accidia; e nell’ultima fascia si sconta l’amore smodato per le cose terrene (avarizia, gola e lussuria).
I superbi camminano col viso a terra e portano sulle spalle un enorme peso. Gli invidiosi hanno le palpebre cucite col filo di ferro. Gli iracondi sono tormentati da un fumo scuro. Gli accidiosi sono costretti a correre costantemente. Gli avari e i prodighi sono distesi a terra coi piedi e le mani legate. Nel frattempo Dante ascolta un rumore che fa vibrare l’intera montagna: un’anima ha scontato la sua pena e può recarsi in paradiso. E’ il poeta latino Stazio che ritarda la sua ascesa per fare compagnia a Virgilio: i tre poeti si recano quindi nella sesta cornice, quella dei golosi, puniti con sete e fame che li consuma. I lussuriosi sono invece avvolti da un muro di fuoco.
Poco dopo Dante si ritrova nell’eden, il paradiso terrestre: compare il lumen gratiae, Beatrice, e nel frattempo scompare Virgilio. Confessa le sue colpe a Beatrice, e viene immerso da Matelda nel fiume Lete. Libero da ogni residuo di peccato, Dante può salire fino alle stelle, e la cantica termina.
L’interno poema è all’insegna del numero tre, la libertà. Gli espianti, coloro che stanno nel purgatorio, sono puniti secondo la legge del contrappasso che può essere per analogia o per antitesi ( continua ripetizione del peccato commesso o continua ripetizione dell’opposto del peccato commesso).
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