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Dante e la Divina Commedia


Dante è il personaggio principale della sua opera. A metà della sua vita affronta un viaggio nei tre regni dell’oltretomba; viaggio voluto da Dio per purificare l’umanità dal peccato in cui è caduta. Il suo è un percorso verticale, senza distrazioni che lo porterà a una purificazione. La Commedia ha 4 significati: letterale (il senso coincide con ciò che si è espressamente detto), allegorico (“è una veritade ascosta sotto bella menzogna” - Dante, Convivio), morale (guarda all’utilità che si vuole raggiungere, è il senso che i lettori devono saper leggere nelle Sacre Scritture), omodiegetico ossia partire da una situazione di peccato fino ad arrivare alla salvezza. Nell’opera ricorre costantemente il numero tre che sta a indicare la Santissima Trinità: tre sono le cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), trentatré i canti, ogni canto è formato da terzine. Perché Dante ha scritto quest’opera? Firenze, in quel periodo viveva una forte tensione fra Papato e Impero per la supremazia del potere, era così divisa in due fazioni: Guelfi e Ghibellini. Il partito dei Guelfi appoggiava il Papa Bonifacio VIII, quello dei Ghibellini l’Imperatore. La Chiesa appoggiata da alcuni sostenitori, approfittando del fatto che l’Imperatore era in Germania, voleva “impadronirsi” del potere temporale, ma altri speravano che arrivasse il sovrano a rimettere ordine.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Purgatorio, Canto VI (vv.76-78)
I Guelfi subirono un ulteriore divisione: Guelfi Bianchi (sostenevano un governo autonomo) e Guelfi Neri (sostenevano Bonifacio VIII) purtroppo però Bonifacio VIII chiamò in suo aiuto il Re di Francia Enrico IV di Valois e grazie al suo aiuto cacciò coloro che erano i suoi avversari. Dante era simpatizzante dei Guelfi Bianchi e, mentre si trovava a fare un’ambasceria, seppe della condanna all’esilio. Tentò di rientrare a Firenze, ma non ci riuscì (“che tu saprai quanto quell'arte pesa." Inferno, Canto X, vv.79-81) Così l’esilio pesò sul poeta che era considerato ospite illustre delle Signorie che lo ospitarono (Scaligeri, Malaspina, Da Polenta), ma la sua condizione sarà così difficile da sopportare che in un passo della Commedia dirà: “e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale” (Paradiso, Canto XVII, vv.69-60). A Firenze, Dante aveva ricoperto la carica di Priore, quando gli verrà proposto di tornare nella sua città natale dietro pubblica ammenda, lui rifiuterà sdegnato e non vi rientrerà più. Nel suo viaggio sarà accompagnato da Virgilio nei primi due regni (Inferno e Purgatorio), da Beatrice in Paradiso.
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