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«Amor che ne la mente mi ragiona»

(Convivio, III)


È la canzone che si trova all'inizio del III trattato dell'opera, probabilmente fu composta in origine per la "donna gentile" di cui si parla nella "Vita nuova" e viene qui mostrata come allegoria della filosofia, filosfia che dante tanto aveva studiato per trovare un motivo di consolazione dalla morte di Beatrice. Dante in quest'opera tenta di spiegare come risulti per lui quasi impossibile descrivere la bellezza della donna e soprattutto comprenderne le parole. seppur si nota la ripresa dei canoni stilnovisti, questa poesia rientra nella categorie delle poesie filosofiche e dottrinali che seguono l'esperienza del libello giovanile e che troveranno in futuro collocazione nel "Convivio".



Analisi e interpretazione complessiva


La canzone è una vera e propria lode alla donna amata, motivo tipico della poesia stilnovista, la donna appare come "gentile" (nobile), di tale bellezza che Dio stesso le dona grazia e virtù, motivo dell'amore che gli uomini provano nei suoi confronti; il suo aspetto è tale che risulta prova dei miracoli e attesta la validità della fede cristiana, manifesta la bellezza del Paradiso con le sue forme ed è un portatrice di umiltà, tanto da distruggere ogni vizio e da umiliare ogni uomo che non persegua il bene. Questa "donna gentile" non è altro che allegoria della filosofia, per questo motivo il poeta si scusa per non comprendere pienamente tutto ciò che l'amore gli dice di lei e per non essere in grado di esprimere compiutamente ciò che capisce, infatti la bellezza della donna (che incarna la sapienza) va oltre i limiti dell'intelletto umano.

A cura di Alessandro.
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