Dante Alighieri


Vita: Dante è originario della famiglia Alighieri, nacque a Firenze nel 1265, la sua famiglia non era in
Condizioni agiate, ma il giovane poté godere di una gioventù serena e nobile in comunicazione con l’educazione raffinata, probabilmente trasmessa da Brunetto Latini, da lui stesso nominato nel XV canto dell’inferno. Dante accanto agli interessi dottrinali si affiancò anche la vocazione per la poesia. Scrisse la Vita nuova, imparò da se l’arte del parlare in rima leggendo le poesie dei suoi precedenti e avendo l’influenza di Cavalcanti. La sua donna era Beatrice, cardinale di tutto il suo percorso successivo. Quando l’amata morì per Dante ci fu si un momento di smarrimento, ma anche un riavvicinamento ai suoi orizzonti culturali allargando le sue vedute. Per cercare un conforto al dolore della morte della sua ‘gentilissima’, si getto nella filosofia che attenuava il dolore portandogli piacere. Inoltre approfondì la sua cultura leggendo i grandi poeti latini tra cui il suo maestro Virgilio, e riscopre la letteratura provenzale, in particolar modo il trobar clus, accostandosi contemporaneamente alla poesia burlesca e realistica.

L’esperienza politica: dal 1295 Dante si aggiunse alla politica, infatti nel 1293 Giano della Bella vietò ai nobili di frequentare la vita politica, successivamente gli fu nuovamente permesso purché fossero a
Appartenenti ad una corporazione. Dante entrò nell’arte dei medici e speziali, ricoprendo varie cariche differenti fino al bimestre 15 giugno-luglio nei quali fu eletto priore, la suprema magistratura cittadina. Periodo alquanto difficile per la Toscana divisa tra guelfi bianchi e neri e dagli obbiettivi di Bonifacio VIII che iniziava a voler il potere sulla zona. Per questi obbiettivi Dante combatte contro di questi mirando a una pace interna e estera, per questo era molto più vicino ai bianchi, che cercavano di mantenere la libertà di Firenze. Il paciere mandato per fare da paciere tra le due fazioni fu Carlo di Valois, più vicino ai neri che nel 1301 si impadronirono di Firenze scatenando le persecuzioni contro gli sconfitti. Dante in quel momento si trovava a Roma poiché inviato lì come ambasciatore. Probabilmente apprese di essere in esilio con l’accusa di baratteria a Siena nel 1302. Non essendosi presentato per discolparsi due mesi dopo un’altra sentenza lo condannava al rogo.

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