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L'influenza della cultura araba in Dante

L'influenza della cultura araba in Occidente è particolarmente visibile nell'opera di Dante, un autore che rischiamo sempre di considerare, erroneamente, come il frutto misterioso di un periodo storico semibarbaro e di una cultura chiusa in se stessa. In realtà, come innumerevoli studi critici hanno documentato, l'impianto filosofico e teologico della Commedia e l'intera produzione di Dante sarebbero incomprensibili senza considerare il contributo dei filosofi arabi Ibn Sina (Avicenna, 980-1037) e Ibn Rushd (Averroè, 1126-1198), che storicamente mediarono e arricchirono in maniera originale la grande tradizione filosofica greca, rappresentando un ponte culturale fondamentale tra Oriente e Occidente. Ugualmente determinante, e riconosciuto da Dante stesso, fu d'altra parte l'influsso di alcuni pensatori influenzati dall'averroismo, come il filosofo fiammingo Sigièri di Brabante (ca. 1235-1282), commentatore insigne di Aristotele, che propugnava una netta separazione tra scienza e fede, e che, per questa ragione, fu condannato per eresia. La stessa architettura del poema dantesco presenta più di un punto di contatto con i modelli musulmani della leggenda dell'ascensione di Muhàmmad (570632) in Cielo , più nota, dopo il ritrovamento di due manoscritti in latino e in francese nel 1949, come Il libro della Scala.

Tuttavia, l'idea di un influsso della cultura islamica sulla Commedia dantesca è stata accolta con molte resistenze in Italia per tutto il Novecento

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