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La teoria degli urti

La teoria degli urti fu proposta da Max Trautz e William Lewis nel 1916.
Affinché le reazioni chimiche avvengano é necessario che le molecole dei reagenti vengano a contatto, rompendo alcuni dei legami chimici presenti e formandone altri, quelli delle molecole dei prodotti: la teoria assume che affinché una reazione chimica abbia luogo e i reagenti si trasformino nei prodotti, le molecole (o altre particelle reattive) dei reagenti devono collidere, farlo con un appropriato orientamento e con una sufficiente energia, appunto l'energia di attivazione. Di tutte le collisioni che avvengono, solo una frazione risulterà quindi essere utile per il verificarsi della reazione chimica.
Un incremento di temperatura, aumentando l'energia delle molecole, aumenta la frequenza degli urti e l'energia con cui le molecole collidono, e quindi fa aumentare il numero di urti efficaci.

Aumentando la concentrazione dei reagenti, aumenta il numero di molecole nell'unità di volume e quindi esse hanno maggiore probabilità di urtarsi e di reagire.
Una maggiore suddivisione dei reagenti favorisce il contatto tra le molecole e aumenta la probabilità degli urti. I catalizzatori hanno l'effetto di facilitare l'orientamento delle molecole e quindi di aumentare gli urti efficaci.
Aumentando la temperatura, le molecole dei reagenti si muovono più velocemente ed aumenta la probabilità che si urtino e che gli urti siano abbastanza energetici da rompere i legami all'interno delle molecole dei reagenti.

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