Concetti Chiave
- L'albumina è un marcatore importante per la funzionalità epatica, la cui diminuzione indica una compromissione della sintesi proteica, ma viene rilevata solo in fase avanzata.
- Il tempo di protrombina (PT) è cruciale per la prognosi del danno epatico, con un aumento che segnala la compromissione della sintesi dei fattori della coagulazione e l'avanzamento verso la cirrosi.
- I criteri del CDC per la diagnosi di danno epatico acuto includono valori elevati di ALT e AST, con un PT allungato che aumenta il rischio di morte per insufficienza epatica acuta.
- Per diagnosticare il danno epatico cronico, si considerano valori elevati di ALT persistenti per oltre sei mesi, spesso legati a infezioni virali come epatite B o C.
- La misura dell'ammoniaca nel sangue è fondamentale per differenziare l'encefalopatia di origine epatica da altri tipi di encefalopatia, poiché un fegato compromesso non riesce a detossificare adeguatamente l'ammoniaca.
Indice
Sintomi e marcatori del danno epatico
L’albumina diminuisce quando il fegato non è più in grado di sintetizzare proteine ma ci si accorge di questo tardivamente perché l’albumina ha un’emivita piuttosto lunga. Un altro marcatore molto utile è il tempo di protrombina (PT) è un test coagulativo che ha nell’ambito del danno epatico un valore prognostico assai importante. Il PT racchiude al suo interno l’informazione che deriva dai fattori della coagulazione vitamina k dipendenti. Quando il fegato non è più in grado di sintetizzare i fattori della coagulazione si registra un aumento del PT che diventa importante per valutare la progressione verso la cirrosi.
Criteri diagnostici del CDC
I criteri del CDC (center for disease control) per la diagnosi di danno epatico acuto sono valori per ALT = 300 U/L (SE: 96%, SP: 94%) e per AST = 200 U/L (SE: 91%, SP: 96%) anche con un solo riscontro superiore a questi livelli. Come marcatore prognostico si considera il PT con valori di allungamento sopra i 20 secondi oppure un INR > 6,5. Questi sono associati ad un incremento del rischio di morte per insufficienza epatica acuta.
Diagnosi del danno epatico cronico
I criteri diagnostici per il danno epatico cronico, in assenza di un esame bioptico, sono la persistenza di valori elevati di ALT (più specifico per il fegato) per un tempo superiore ai 6 mesi. L’eziologia più comune del danno epatico cronico è la cronicizzazione delle infezioni virali, solitamente epatite B o epatite C ma non solo. In generale nell’epatite ALT è sempre maggiore di AST tranne quando si progredisce verso la cirrosi oppure nell’epatite alcolica dove AST > ALT. Nella progressione del danno epatico verso la cirrosi non si ottiene solo AST > ALT ma anche un PT allungato poiché la funzionalità epatica risulta gravemente compromessa inoltre è presente una piastrinopenia poiché diminuisce la produzione di trombopoietina e perché è in atto un’ipertensione portale che crea una maggior distruzione delle piastrine.Il fegato ha il compito di detossificare l’organismo dall’ammoniaca (tossica) complessandola all’interno dell’urea. Se il fegato ha una funzionalità ridotta non è più in grado di complessare i gruppi amminici che derivano dal catabolismo proteico della molecola dell’urea quello che ne risulta è un rilascio di ammoniaca che aumenta in circolo. La misura dell’ammoniaca (ammoniemia) permette di distinguere un’encefalopatia di origine epatica da altri tipi di encefalopatia, quindi, permette di svolgere una diagnosi differenziale. È un test piuttosto complesso che andrebbe sempre misurato nel sangue arterioso inoltre essendo una molecola molto volatile per eseguire il test enzimatico il campione deve essere immediatamente centrifugato mantenendolo in ghiaccio fino all’analisi vera e propria.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della diminuzione dell'albumina nel contesto del danno epatico?
- Quali sono i criteri diagnostici del CDC per il danno epatico acuto?
- Come si diagnostica il danno epatico cronico in assenza di un esame bioptico?
- Qual è il ruolo della misura dell'ammoniaca nella diagnosi differenziale delle encefalopatie?
La diminuzione dell'albumina indica che il fegato non è più in grado di sintetizzare proteine, ma questo viene notato tardivamente a causa della lunga emivita dell'albumina.
I criteri del CDC per la diagnosi di danno epatico acuto includono valori di ALT ≥ 300 U/L e AST ≥ 200 U/L, con un PT allungato sopra i 20 secondi o un INR > 6,5, che indicano un alto rischio di morte per insufficienza epatica acuta.
La diagnosi di danno epatico cronico si basa sulla persistenza di valori elevati di ALT per oltre 6 mesi, con l'eziologia più comune rappresentata dalla cronicizzazione delle infezioni virali, come epatite B o C.
La misura dell'ammoniaca (ammoniemia) è fondamentale per distinguere un'encefalopatia di origine epatica da altri tipi di encefalopatia, richiedendo un test complesso che deve essere eseguito su sangue arterioso e mantenuto in ghiaccio fino all'analisi.