Concetti Chiave
- Gli analgesici presentano differenze farmacocinetiche significative, cruciali in patologie come l'insufficienza renale o epatica, influenzando metabolismo ed escrezione.
- La risposta individuale agli analgesici può variare notevolmente, influenzata da pool enzimatici e preferenze personali per diversi FANS.
- La farmacodinamica degli analgesici esamina la relazione tra concentrazione al sito effettore ed effetto clinico, con una variabilità significativa tra individui simili.
- La terapia ideale del dolore inizia con l'identificazione e, se possibile, la rimozione della causa; gli analgesici vengono usati se la rimozione non è fattibile.
- Nel trattamento di condizioni emodinamiche critiche, la priorità è garantire la perfusione d'organo prima di altre considerazioni terapeutiche.
Basi farmacologiche e uso clinico degli analgesici
I farmaci ad azione antalgica sono estremamente utilizzati in ambito medico.
Farmacocinetica
All’interno della famiglia degli analgesici si trovano differenze farmacocinetiche. È fondamentale considerarle in corso di stati patologici (insufficienza renale, insufficienza epatica) in cui potrebbero esserci, per esempio, alterazioni del metabolismo o dell’escrezione. Un ulteriore aspetto fondamentale è legato alle differenze interindividuali di pool enzimatici che determinano effetti più o meno marcati. La risposta al farmaco è soggetta a variabilità individuale, alcuni Fans funzionano più di altri nel singolo soggetto. Per esempio, per la cefalea un paziente può preferire un farmaco a un altro che non gli dà gli stessi effetti.
Farmacodinamica
È lo studio della relazione tra la concentrazione del farmaco al sito effettore e il relativo effetto clinico; quest’ultimo non è misurabile in maniera chiara perché viene riferito dal paziente. La variabilità di effetti è elevata anche tra soggetti simili per età, sesso, peso, in relazione al diverso numero, tipo e distribuzione dei recettori a livello del Snc e Snp. La farmacodinamica degli analgesici è inoltre rilevante nella terapia del dolore cronico in particolare per quanto riguarda gli effetti collaterali.
Qual è la terapia ideale del dolore?
(Nb domanda d’esame: Non rispondere subito analgesici!). Per prima cosa è importante capire la causa del dolore e, se possibile, rimuoverla; si utilizza la terapia analgesica nel caso in cui questa sia collaterale alla rimozione della causa, oppure quando la causa non è rimovibile. L’utilizzo di analgesici a scopo antalgico deve tener conto di: prognosi, impatto che possono avere sul paziente, e indicazione specifica dei diversi farmaci per i diversi tipi di patologia dolorosa:- Pressione di Co2 di fin espirio deve essere mantenuta tra 30-35 mmHg (La Co2 di fine espirio non è la paCo2 misurata all’emogasanalisi. A una Co2 di fine espirio di 30-35 mmHg corrisponde una paCo2 più sui 35 mmHg, normocapnica o di poco superiore)
- emoglobina deve essere mantenuta al di sopra dei 7 g/dL
- la pressione intracranica che fisiologicamente è intorno a 10 mmHg va mantenuta al di sotto di 18- 20-22 mmHg (il professore consiglia di rimanere al di sotto dei 20 mmHg). Diventa critica sopra dei 20-25 mmHg.
- la pressione di perfusione cerebrale deve essere mantenuta tra 60 e 80 mmHg, diventa critica quando è al di sotto dei 50 mmHg
Nel paziente con trauma cranico va inoltre effettuata una correzione di eventuali discoagulopatie spesso dovute a utilizzo di anticoagulanti o di antiaggreganti. Al giorno d’oggi esistono filtri che permettono la rimozione di anticoagulanti come il ticagrelor dal sangue, tuttavia sono al momento poco utilizzati.
In generale in un paziente con una condizione emodinamica caratterizzata da alterazione del trasporto dell'ossigeno sia che essa sia sistemica che sia di un singolo organo, bisogna garantire prima di tutto la perfusione d’organo, tutto il resto passa in secondo piano e verrà gestito una volta che il paziente è stabile emodinamicamente.