Genius 16145 punti

Mendel e la trasmissione dei caratteri ereditari

Con la riproduzione sessuale vengono trasmessi dai genitori ai figli, attraverso le cellule germinali, un piano generale di sviluppo e un insieme di caratteri definiti ereditari. I caratteri vengono codificati dai geni presenti nei cromosomi e, attraverso l’assortimento casuale dei cromosomi e la ricombinazione genica, i gameti degli stessi genitori producono nella progenie somiglianze e differenze. Ad eccezione di casi particolari (gemelli monozigotici), i discendenti di una stessa coppia non sono identici e la variabilità diventa più ampia nelle generazioni successive.
Per molto tempo sono state condotte ricerche su piante e animali per interpretare la trasmissione ereditaria e ciò ha gettato le basi per la nascita di una Scienza, la Genetica, che ha conosciuto un rapido sviluppo, una volta chiariti la struttura del DNA e la natura del codice genetico.

Con il “Progetto Genoma” curato dal prof. Renato Dulbecco (Nobel 1975 per la medicina) si vogliono chiarire compiutamente la natura e le funzioni dei geni umani, mentre il loro sequenziamento è stato ottenuto pochi mesi or sono da istituti di ricerca degli Stati Uniti d’America.
Nel secolo scorso, benché il DNA non fosse conosciuto, un monaco agostiniano G. J. Mendel (1822—1884) conseguì importanti risultati nel campo della trasmissione ereditaria, grazie a sperimentazioni condotte pazientemente per anni con piante da orto, presso il monastero di Brunn in Austria .
Nel 1865 G.J.Mendel pubblicò un’opera sull’ereditarietà dei caratteri, che non ebbe immediatamente successo; solo nel ‘900 i suoi lavori furono riscoperti e i principi furono verificati da altri studiosi, anche sugli animali.
Significativi furono i risultati in questa direzione ottenuti da C. Correns, H. de Vries ed E. von Tschermak, che sperimentarono su specie vegetali, e da W. Bateson, che invece condusse ricerche sui polli e per primo dimostrò l’applicabilità del Mendelismo agli animali.
Un ulteriore passo avanti per la comprensione dei meccanismi ereditari si era avuto intanto nel 1903, anno in cui da W. Sutton e Th. Boveri veniva formulata la teoria cromosomica dell’ereditarietà, secondo cui la trasmissione dei cromosomi a una generazione successiva comporta la trasmissione dei fattori ereditari da una generazione all’altra.
Nel 1905 W. Farabee rilevò un carattere mendeliano nell’uomo, la brachidattilia (dita corte e grosse), dimostrando così che l’ereditarietà dei caratteri si verifica in maniera analoga in tutti gli eucarioti a riproduzione sessuata, compreso l’uomo.
W. Bateson introdusse negli studi i termini zigote e allelomorfo, oggi abbreviato in allele; il termine gene venne introdotto da W. L. Johansen nel 1909.

Hai bisogno di aiuto in Genetica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email