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Codice genetico


Il DNA non è solo il progetto di sè stesso, ma è anche il progetto per la costruzione di proteine. Come fa ? Per spiegarlo bisogna prima introdurre il concetti di “informazione”.

Informazione = Generalmente si pensa che quello dell’informazione sia un concetto astratto. In realtà, l’informazione può essere definita come una “correlazione tra due classi di oggetti, una delle quali funge da simbolo per l’altra, garantita da un processo fisico”
Spiegazione: Il linguaggio parlato consiste in un’associazione di una classe di oggetti fisici a una classe di suoni. Si associa ogni oggetto ad un suono, cioè la parola. Per esempio associo l’oggetto sedia al suono “sedia”. Questa correlazione non sta nell’aria, non è astratta, ma è impressa nel nostro cervello. Nel cervello c’è un “macchinario” che viene istruito durante l’infanzia e che è in grado di garantire il collegamento, creato e mantenuto attraverso processi fisici.
Perché l’informazione funzioni c’è però bisogno di un codice, ovvero un insieme di regole che garantisce la correlazione, che governa la corrispondenza tra le due classi di oggetti implicate nell’informazione. Il codice è il modo in cui l’’informazione viene rappresentata e conservata. Per esempio nel computer ogni oggetto è abbinato a un codice di 0 e 1.
In conclusione possiamo dire che la corrispondenza tra due classi di oggetti deve seguire regole precise, quelle del suo codice.
Anche il codice genetico funziona attraverso una serie di regole che stabiliscono la corrispondenza tra il DNA e le proteine da produrre. Se il DNA deve contenere informazioni riguardanti le proteine deve avere necessariamente un modo preciso di rappresentare ciascuna di esse (come le parole con gli oggetti). In questo modo potrà informare la cellula circa la struttura di una proteina, cioè circa la successione dei suoi amminoacidi. Ognuno dei 20 amminoacidi quindi deve essere rappresentato nel codice genetico in un modo particolare. Essendo però le basi azotate solo quattro non sono abbastanza per rappresentarli tutti e venti. In effetti, il DNA usa un altro metodo: per rappresentare un amminoacido non basta una base azotata, serve una tripletta, ovvero la successione, combinazione, di tre basi. Con 4 basi azotate infatti le possibili triplette che si possono formare sono 64, quindi bastano per codificare tutti gli amminoacidi e ne avanzano addirittura, tanto che alcuni amminoacidi hanno più triplette che li codificano.
Per codificare una proteina quindi basterà scegliere la giusta successione di triplette, che rappresenterà la successione degli amminoacidi. Il segmento di DNA che codifica una singola proteina viene detto gene.
Es. insulina = 57 amminoacidi.
Il gene che la codifica sarà costituito da 57x3 basi azotate.

Ogni cromosoma contiene moltissimi geni, perché il nostro corpo produce circa 100.000 proteine.
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