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Un bambino in provetta


Nel campo della riproduzione si è verificata una vera rivoluzione con l’introduzione di tecniche finalizzate a ridurre i casi di sterilità umana. Questa può essere dovuta ad azoospermia, anomalie spermatiche, ostruzioni delle vie genitali, fattore ovulatorio, turbe della sessualità ed altro ancora. Via via sono stati introdotti metodi di inseminazione artificiale, poi metodi di fecondazione artificiale. L’inseminazione artificiale con sperma congelato si fa risalire agli anni ‘50, la fecondazione artificiale agli anni ‘70. Nel primo caso ci si limita a favorire la fecondazione con l’introduzione nelle vie genitali femminili dei gameti del coniuge o di un donatore (un esempio è la tecnica nota come GJFT o “trasferimento dei gameti nelle Tube di Falloppio); il secondo metodo comporta invece il prelievo di un ovocita maturo dalla femmina, la sua fecondazione in vitro, cioè al di fuori del corpo umano.
Successivamente viene effettuato il reimpianto dell’embrione allo stadio di poche cellule (otto, nel primo esperimento coronato da successo) nell’utero. La tecnica è nota come FIVET o “Fecondazione in vitro con trasferimento di embrione” e naturalmente è stata sperimentata precedentemente in mammiferi diversi dall’uomo. Parallelamente si sono sviluppate tecniche di conservazione del seme fino alla istituzione delle Banche del seme.
La nascita del primo bambino in provetta risale al 1978 (Louisa Brown) ed è dovuta agli studi e all’assistenza di R. Edwards e P. Steptoe. Con l’affinarsi delle tecniche si è passati a fecondare più ovociti, a reimpiantarne alcuni e a congelare gli embrioni eccedenti.
La FIVET, che investe una materia così complessa e delicata, ha sollevato numerose questioni non solo di ordine scientifico, ma soprattutto morali e giuridiche, sul problema della maternità e della paternità.
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