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Teoria dell'evoluzione


1.Gli organismi tendono a riprodursi illimitatamente (fanno più figli possibile)
2.Le risorse dell’ambiente sono limitate
3.(1+2) Unendo i punti uno e due ne deriva una conseguenza logica: se siamo in tanti e ci sono poche risorse si crea una competizione. Gli organismi di una stessa specie competono tra di loro per accaparrarsi le risorse.
Già nell’800 si parlava di “lotta per la vita”, ma si pensava che i conflitti più accesi fossero tra diverse specie (il parassita contro l’ospite, il predatore contro la preda…). Darwin invece intuisce che la lotta non dichiarata ma più importante è quella tra individui della stessa specie: magari non si vedono due antilopi che lottano, ma semplicemente mangiando di più un’antilope porta via cibo all’altra, correndo di più lascia quella più lenta in pasto ai predatori. La competizione non è esplicita, ma c’è.
A ogni generazione muoiono quindi moltissimi individui, perché se tutti sopravvivessero ci sarebbe un aumento esponenziale del numero di individui. Se si va a vedere nella savana, per esempio, il numero di individui delle diverse popolazioni rimane costante anno dopo anno. Questo perché il 90 % dei cuccioli muore, la mortalità fra gli animali è altissima. Questi primi tre punti sono quelli che Darwin ha capito da Malthus.
4.I competitori, cioè gli individui di una stessa specie, differiscono tra loro per piccole differenze. Darwin non sapeva quale fosse l’origine di quelle differenze, non esisteva la genetica e non sapeva cosa fosse il DNA. Alcune cose aveva quindi dovuto darle per scontate, perché non c’erano conoscenze sufficienti: era evidente che gli individui della stessa specie non fossero tutti uguali, glielo dicevano gli allevatori, ma il perché non lo sapeva. Prendeva questa cosa per buona. Lui sosteneva che la comparsa di queste differenze fosse effetto di un fenomeno che non sapeva descrivere meglio e che chiamava mutazione. Usava questo termine per indicare dei piccoli cambiamenti di cui non conosce l’origine.
5.Queste differenze sono ereditabili. Anche a questo non dava una spiegazione, non sapeva quali fossero i meccanismi dell’ereditarietà, perché per scoprire il DNA ci vorranno ancora 120 anni. Non a caso sulla teoria di Darwin ci saranno molte discussioni, perché tante cose le abbiamo scoperte dopo.
6. Vince l’organismo che meglio sa attingere alle risorse dell’ambiente, ovvero il più adatto. Avviene una selezione del più adatto all’ambiente. Il giudice di gara è l’ambiente. Ma cosa si intende per ambiente ? per ambiente non si intende solamente il luogo fisico in cui abita una specie: l’ambiente è costituito soprattutto dalle altre specie viventi che convivono con quell’organismo. Per una giraffa qual è l’ambiente ? Non è semplicemente la savana, ma sono i tipi di erba o di alberi che ci crescono, sono i predatori che possono cacciarle, sono i parassiti che possono farli ammalare. Questo è l’ambiente, sono soprattutto gli altri organismi, non il luogo fisico. Le interazioni con gli altri organismi sono fondamentali nell’evoluzione e nel decidere chi è il più adatto.
7. Ma qual è il premio di questa gara ? Chi perde viene necessariamente eliminato, mentre il premio per i vincitori è la riproduzione. Chi è più adatto ad estrarre risorse dall’ambiente e vive anche più a lungo si riprodurrà più degli altri.
8. Ma se il premio è la riproduzione e le differenze erano ereditabili, allora succede che, di conseguenza, alle generazioni successive vengono trasmessi solo alcuni caratteri, cioè quelli che hanno consentito di vincere. Perciò la generazione successiva è diversa dalla precedente. Questo meccanismo va sotto il nome di “selezione naturale”
9. L’ultimo punto, che è il primo che Darwin ha capito alle Galapagos, è che in ambienti diversi si selezionano caratteri diversi. Perciò se una popolazione di una specie si sposta in una ambiente diverso questo nuovo ambiente selezionerà diversamente da quello precedente e si creeranno differenze con la specie originale. È con questo meccanismo selettivo che si creano specie diverse.
Un esempio che Darwin fa per spiegare la sua teoria riguarda ancora una volta le giraffe. Secondo Lamarck le giraffe hanno il collo lungo perché continuavano ad allungarlo per raggiungere le foglie. Darwin racconta invece un’altra storia: 2 milioni di anni fa non esistevano le giraffe ma c’erano delle loro antenate, che chiamiamo proto giraffe. Supponiamo che il loro colle fosse lungo in media trenta centimetri. Ovviamente questo rappresenta solamente un valore medio: nella popolazione ci sono anche individui col collo di venticinque e individui col collo di trentacinque. Se nell’ambiente le giraffe che hanno il collo di trentacinque centimetri hanno più possibilità di sopravvivere perché hanno un accesso a un ulteriore risorsa (possono arrivare più in alto sui rami) allora mangiano di più, si riproducono di più e fanno più figli. Alla generazione successiva quindi, se si sono riprodotte di più quelle col collo di trentacinque e questi caratteri sono ereditabili, la lunghezza media del collo delle giraffe, da trenta è diventata trentadue. Ma se continuiamo a premiare le giraffe con il collo un po’ più lungo e questa cosa si ripete generazione dopo generazione arriviamo alle giraffe attuali. A questo punto non è che la competizione si ferma, perché possono nascere giraffe questa volta con un cuore più potente, che saranno nuovamente avvantaggiate rispetto alle altre. Questo meccanismo è continuo.
Anche nei vegetali avviene una cosa del genere. L’obiettivo dei vegetali è quello di riprodursi diffondendo più semi possibile. Saranno quindi avvantaggiate le piante che sviluppano particolari tecniche per diffondere i propri semi (es. le mele sono buone in modo che gli animali le mangino e poi trasportino i semi in giro).
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