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Riprogrammare le staminali – Sviluppi terapeutici

Negli ultimi anni la ricerca si è impegnata con grande sforzo per tentare di riprogrammare cellule differenziate adulte inducendole a de-differenziarsi verso un fenotipo staminale per poi poterle indurre nuovamente a differenziarsi nei tipi cellulari desiderati. La riuscita di questo processo permetterebbe di avere una sorgente inesauribile di cellule che, essendo prelevate dall'adulto, non comporterebbero alcuna complicazione etica e che sarebbero disponibili per la rigenerazione di tutti i tessuti dell’organismo. Gli scienziati sono riusciti nell'intento mettendo a punto una procedura basata sulla sovra-espressione di quattro fattori di trascrizione all'interno di fibroblasti di cute che assumevano così caratteristiche di staminalità tanto marcate da poter essere indotti a differenziare praticamente in tutti i tessuti. Anche se la resa di questa procedura rimane ancora molto bassa, la strada sembra quella giusta per l’ottenimento di cellule ad alto potenziale rigenerativo.
In medicina si devono spesso affrontare le degenerazioni di tessuti o organi a causa di patologie croniche o traumi di altro tipo. La disponibilità di cellule staminali prelevate da un individuo adulto che possano essere lasciate proliferare per amplificarne il numero e poi indotte a differenziare nel tipo cellulare del tessuto stesso costituisce l’inizio di un nuovo filone della medicina particolarmente promettente, la medicina rigenerativa. Questa disciplina, che fa uso di cellule staminali in combinazione con specifici insiemi di molecole e fattori di crescita, si propone di ottenere in questo modo i tessuti/organi, propri del paziente per poi reimpiantarli ricostituendo il tessuto sano. Spesso le cellule staminali manipolate e reimpiantate nel paziente sono in grado di funzionare come veri e propri stimolatori di meccanismi di riparazione endogena e come tali vengono utilizzate. Se le cellule staminali utilizzate per la cura o la rigenerazione tissutale in un paziente provengono da tessuti del paziente stesso allora si può considerare risolto anche il problema del rigetto che spesso accompagna i trapianti di tessuti/organi tra individui diversi. Molti ospedali e istituti di ricerca si sono ormai attrezzati con procedure standardizzate di raccolta e conservazione di cellule staminali da diverse fonti, tra cui il cordone ombelicale e il liquido amniotico.
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