Video appunto: Preparati istologici
La maggior parte dei tessuti biologici sono sostanzialmente privi di contrasto cromatico, non sono abbastanza colorati per essere ben attrezzabili a microscopio. Quello che si deve cercare di fare è ottenere colorazioni selettive, colorare in maniera specifica alcune componenti del tessuto, lasciandone altre invece prive della colorazione.
Un’altra interessante peculiarità della colorazione istologica è il fatto che, non solo è possibile, ma anzi è spesso raccomandabile, mescolare coloranti, in modo tale da ottenere colorazioni diverse per diverse componenti tessutali. Per perseguire tale scopo il modo più semplice è quello di fare affidamento sulle proprietà che hanno le sostanze acide di interagire con le sostanze basiche, e viceversa. Giocando con questo principio chimico familiare a tutti è possibile ottenere la colorazione istologica che è di gran lunga quella più comune, cioè la ematossilina-eosina.

L’ematossilina è un colorante blu-violetto ed è una sostanza basica. L’eosina ha invece una colorazione che varia dal rosa, all’arancione, ad un rosso un po’ più vivace ed è una sostanza acida. Naturalmente ematossilina più eosina tenderanno ad interagire su un campione di tessuto nella modalità complementare, cioè l’ematossilina tenderà a legare sostanze acide che per questo motivo vengono dette basofile, cosi come invece l’eosina tenderà a legare sostanze basiche che quindi vengono definite acidofile, o anche direttamente eosinofile. Intuitivamente il nucleo si colora di una tinta blu-violetta che corrisponde al colorante basico perché nel nucleo è presente il DNA, acido. Per comprendere meglio il concetto è interessante porre l’attenzione su due immagini di granulociti, ossia cellule che nel citoplasma contengono dei granuli.