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Le sorgenti costiere e la gestione sostenibile delle acque nel Salento


• Cenni storici
Le sorgenti costiere erano famose nel Salento nel passato per le loro presunte proprietà terapeutiche. Attualmente queste sorgenti di acqua fredda, quasi gelata, non sono conosciute per motivi sanitari ma, hanno una notevole importanza storica in quanto venivano utilizzate da marini, mercanti e anche pirati, in particolare saraceni, per attraccare, sbarcare e rifornirsi di acqua e di cibo sulle nostre coste. Per ovvi motivi di difesa le città salentine si sono dovute adattare e sviluppare nell’entroterra. Oltre a questo, le zone costiere erano ricche di zone paludose nelle quali si sviluppavano molti insetti vettori tra cui la zanzara anofele, portatrice della malaria (uno dei fattori che in seguito porteranno la salvezza di molti abitanti del Salento, oltre alla bonificazione, fu la presenza di un carattere genetico ereditario che fu l’Anemia Mediterranea).

A scopo difensivo furono costruite sui litorali varie torri d’avvistamento che in gran parte sono arrivate sino a noi. Una di queste è la Torre del Fiume di Galatina conosciuta tuttora con il nome “Le Quattro Colonne” a causa della caduta delle mura laterali, lasciando intatte le torri agli angoli.
• Il miracolo dell'acqua
Il Salento a causa del suo suolo carsico non presenta fiumi superficiali, quindi tutta l’acqua che viene utilizzata dalla popolazione viene attinta da una grande falda acquifera presente nel sottosuolo che viene rifornita da diversi fattori.
• Precipitazioni e evapotraspirazione
Per la maggior parte è l’acqua piovana che riempie la falda, della quale una minima parte evapora a causa della elevata temperatura del suolo (evapotraspirazione).
La pioggia precipita per quasi i ¾ nel mare, solo una piccola parte riesce ad arrivare nell’entroterra, spinta da forti venti che causano le perturbazioni atmosferiche. Quest’acqua viene utilizzata in agricoltura e anche per uso domestico.
1. Per misurare quanta acqua cade in un dato territorio viene utilizzato il pluviometro. Grazie a degli studi svolti con questo strumento si è riusciti a calcolare la quantità di acqua caduta negli ultimi anni nel Salento. Un aspetto da notare è, oltre a piccole aree, quanta poca acqua cade sul suolo in relazione a quanta se ne consuma, senza contare che gran parte dell’acqua precipitata è assorbita dalle piante che attuano la fotosintesi e tanta acqua evapora direttamente nell’atmosfera senza filtrare da alcuna parte.
2. Le precipitazioni variano annualmente, alternando anni molto piovosi con anni di relativa siccità. Questi dati vengono registrati sugli annali idrologici.
3. Per conoscere quanta acqua evapora in relazione a quella che precipita viene misurata prima l’evaporazione potenziale che non è quella reale, la quale viene calcolata mediante una costante K che varia da 0 a 1 in funzione del suolo e della flora presenti sul territorio studiato.

• Ruscellamento e infiltrazione

1. Il ruscellamento è composto soprattutto da bacini idrografici esoreci che portano le acque cadute sul suolo al mare.
2. In Puglia, e soprattutto nel Salento, è formata da rocce carsiche, quindi non soffre principalmente di questo problema. Le rocce Salentine sono altamente permeabili per fratturazione a differenza di quelli permeabili per porosità, quindi quando un ruscello durante il suo corso naturale incontra un inghiottitoio carsico si infiltra nel terreno. La maggior parte dei nostri ruscelli effimeri terminano nel sottosuolo.
3. Attualmente per problemi di agricoltura o di sicurezza questi torrenti vengono deviati su canali antropici fissi e molti inghiottitoi sono stati richiusi, anche se ne rimangono alcuni come quello di Leverano presente ne centro urbano.

• Sistema idrografico del Salento

1. Le acque che si infiltrano nel sottosuolo “galleggiano” sull’acqua di mare, più pesante di quella dolce, quindi si possono trovare diversi strati: uno strato fratturato, uno pieno di acqua dolce e uno di acqua marina.
2. Le acque del nostro acquedotto vengono prelevate da questo bacino sotterraneo e raccolte nel serbatoio AQP di Corigliano d’Otranto, il più grande serbatoio esterno d’Europa (ce ne sono di più grandi ma sono tutti interrati), una imponente opera architettonica progettata dal prof. Gaetano Minnucci nel ’36.

3. Questo serbatoio viene riempito da acqua prelevata a Corigliano d’Otranto in quanto in quel punto la falda è più profonda (notiamo che essa è costituita da una forma “a lente”) di circa 120 metri.

• Gestione sostenibile delle acque nel Salento

1. Adesso bisogna mettere in evidenza il concetto di sostenibilità, ovvero la gestione delle acque in modo tale da preservarne l’integrità anche per il futuro.
2. Questa falda è messa a rischio da numerosi pericoli:
3. Quello principale è l’attività organica eccessiva nelle nostre zone costiere. Infatti la maggior parte (o forse la quasi totalità) delle case in questi territori non ha a disposizione un pozzo nero per le acque reflue. Questi materiali sono ricchi di Nitrati (misurati in mg/l, la cui concentrazione nell’acqua non deve superare i 50 mg/l per essere considerata potabile), che si infiltrano nella falda, inquinandola e rendendola così pericolosa per l’uomo.
4. Un altro grave problema è quello dell’inquinamento atmosferico. La pioggia durante le precipitazioni condensa attorno alle polveri sottili trascinandole a terra e liberando l’aria da questi materiali dannosi che ovviamente si infiltrano inquinando l’acqua del sottosuolo.
5. Una prima barriera che protegge la nostra falda è il sottosuolo. Sfortunatamente il nostro territorio è altamente permeabile e l’acqua caduta in quest’area non è filtrata abbastanza come in altri luoghi, per questo è molto vulnerabile all’inquinamento. Questo costituisce un fattore di rischio per la nostra falda, accentuato dalla presenza di numerosi inghiottitoi carsici, che portano tutto ciò che cade al loro interno e lo portano direttamente alla falda.

• Possibili soluzioni

1. Una possibile soluzione sarebbe costruire dei depuratori, che filtrano l’acqua rendendola di nuovo pulita e addirittura potabile. Un problema grave è la variazione della popolazione delle marine in funzione delle stagioni. Il depuratore deve essere proporzionato al numero di abitanti. Naturalmente in estate i depuratori non bastano a depurare tutte le acque reflue delle marine, che sono costrette a buttarle in mare. Non è possibile creare degli impianti di depurazione più grandi non è possibile in quanto tutti i batteri non sopravvivrebbero nei periodi di scarsa concentrazione turistica.
2. Un comportamento irrazionale e insensato è quello di riversare in mare anche le acque depurate, progettando in un secondo momento di dissalarle e di renderle di nuovo potabili.
3. Sarebbe poco dispendioso ed intelligente da parte delle istituzioni la costruzione a valle dei depuratori di impianti di fitodepurazione, cioè impianti che sfruttano il biologico delle piante per risanare le acque, le quali poi ritorneranno per infiltrazione nella falda rifornendola. Il vantaggio di questo impianto è quello di essere facilmente edificabile in ambienti domestici.
4. Per quanto riguarda gli impianti veri e propri devono rispettare l’ecosistema, pertanto richiedono degli studi approfonditi da parte di alcuni esperti.
5. Continuando normalmente di questo passo, e cioè consumando praticamente il quadruplo dei m3/s raccomandati dagli studiosi per preservare la nostra falda, nei prossimi anni non avremo più acqua consumabile da estrarre dal sottosuolo facendo decadere il Salento in una situazione di emergenza idrica.

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