Video appunto: Rachicentesi

Rachicentesi



La rachicentesi consiste nel prelievo di liquido cefalo-rachidiano dalla zona lombare. Essa è effettuata per diversi scopi: in primo luogo consente di effettuare diagnosi di meningite e di tutti i processi infiammatori a carico del cervello; consente, inoltre, di diagnosticare patologie demielinizzanti, come la sclerosi multipla; permette, infine, di diagnosticare l’emorragia cerebrale (presenza di sangue all’interno del LCR).

La rachicentesi è utile anche per screening oncologico (ricerca di cellule neoplastiche) e per la misurazione della pressione intracranica.
Poiché il midollo spinale raggiunge soltanto L2, mentre il sacco meningeo arriva fino alla seconda vertebra sacrale, inferiormente si forma un'ampia cisterna lombare che contiene solo le radici dei nervi spinali sacrali e lombari inferiori, libere di fluttuare nel liquido cefalorachidiano.
Dunque, è possibile inserire l’ago nella cisterna lombare sia per prelevare campioni di liquido cefalorachidiano da utilizzare per gli esami di laboratorio, sia per somministrare un anestetico (epidurale). La puntura lombare deve essere effettuata sempre al di sotto di L2 (per evitare di bucare il midollo spinale).
Quando si effettua un’anestesia locale o un’epidurale, il paziente deve assumere una specifica posizione. Solitamente, infatti, egli deve flettere le gambe sul busto (talvolta abbracciando un guanciale). La flessione risulta fondamentale poiché, in questa posizione, i processi spinosi vertebrali si possono distanziare: l’ago viene infilato tra due processi spinosi, praticando un foro sul ligamento giallo del rachide che chiude lo spazio tra le lamine. La linea che congiunge idealmente le spine iliache postero-superiori, denominata linea di Tuffier, può essere utilizzata come punto di repere per la puntura lombare, poiché attraversa solitamente il corpo di L4.