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Fin dall'antichità gli uomini avevano osservato che i propri figli erano simili ai genitori senza però porsi delle domande su come questo fosse possibile.
Dal 1800 numerosi studi vennero eseguiti per scoprire come venissero trasmessi i caratteri ereditari, cioè quei caratteri che rendono unico un individuo.
Molti a quei tempi pensavano che le caratteristiche di un individuo fossero il risultato di una mescolanza dei caratteri ereditari dai genitori.
Questo teoria prese il nome di ereditarietà per mescolanza.
In base a questa teoria la prole presentava quindi dei dei caratteri ereditari avano mescolati, proventi dai genitori che restavano mescolati, proprio come unendo due colori diversi si ottiene un nuovo colore.
Fu Gregor Mendel, abate del monastero agostiniano di Brun, ora Brno nell'attuale Repubblica Ceca, ed insegnante di fisica e scienze naturali, a sostenere che i caratteri ereditari si trasmettono alla prole mantenendo la loro identità, cioè senza mescolarsi.

Tale teoria prese il nome di ereditarietà particolata.
Mendel arrivò a questa conclusione in seguito a numerosi esperimenti condotti sulle piante di pisello.
I risultati ottenuti vennero pubblicati nel 1865 ma vennero compresi molto tempo dopo, intorno al 1900, quando vennero scoperti i cromosomi.
Il merito più grande di Gregor Mendel fu quello di aver scoperto la modalità di trasmissione dei caratteri ereditari senza essere a conoscenza dei concetti base della genetica

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