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Diagnosi di una fuoriuscita viscerale



La diagnosi dell'ernia si basa sulla sintomatologia (soggettiva) ma, principalmente, sull’esame obiettivo. L’esame obiettivo va effettuato sia in ortognatismo sia in clinostatismo e mette in evidenza una punta d’ernia, un’ernia ingoino-pubica (bubbonocele) o un’ernia ignuino-scrotale.

Si parla di punta d’ernia quando il sacco erniario si affaccia attraverso l’anello inguinale esterno e può essere apprezzato come un impulso elastico da parte del dito esploratore.
Si parla invece di ernia inguini-pubica quando il sacco erniario supera l’anello inguinale esterno e occupa la radice dell’emiscroto o la radice del grande labbro. Questo tipo di ernia può essere messo in evidenza a causa della deformazione della regione.
Si parla di ernia inguino-scrotale quando il sacco erniario scende nello scroto, il quale raggiunge dimensione notevoli; si parla, in questi casi, di ernie permagne, in cui il contenuto addominale perde il «diritto di domicilio» in cavità addominale, come si suol dire in ambito chirurgico.
Le ernie possono manifestarsi con una vaga sintomatologia ma essere aggravate da complicanze, tra cui, le più frequenti, sono l’intasamento, lo strozzamento, l’incarceramento e la flogosi.
Lo strozzamento si verifica quando la porta dell’ernia comprime il sacco erniario, impedendo l’afflusso sanguigno al livello dell’ansa intestinale. In questi casi bisogna intervenire con urgenza perché, il mancato apporto di ossigeno, può determinare una necrosi e l’insorgenza di infezioni dell’ansa intestinale stessa, la quale può andare in gangrena.