Concetti Chiave

  • Le cause reversibili di arresto cardiaco includono le 4 I (ipossia, ipo/iperkaliemia, ipo/ipertermia, ipovolemia) e le 4 T (pneumotorace iperteso, tamponamento cardiaco, trombosi, sostanze tossiche).
  • L'ipossia è spesso causata da asfissia e può derivare da traumi, patologie delle vie aeree, annegamento e altre condizioni.
  • L'ipovolemia da perdita di sangue è una causa principale di arresto cardiaco traumatico, richiedendo spesso trasfusioni e supporto con vasopressori.
  • La prevenzione dell'annegamento include l'educazione, l'uso di giubbotti di salvataggio e il riconoscimento dei segnali di pericolo per chiamare aiuto tempestivamente.
  • Il soccorso in caso di annegamento prevede ventilazioni iniziali seguite da compressioni cardiopolmonari, differenziandosi dall'algoritmo per arresto cardiaco adulto.

Circostanze speciali e cause reversibili di arresto cardiaco

Ci sono situazioni particolari che devono essere identificate subito, in quanto richiedono interventi diversi. Queste sono le cause reversibili di arresto cardiaco, cioè le 4 I e le 4 T: Ipossia, Ipo/iperkaliemia e altri disordini elettrolitici, Ipo/ipertermia, Ipovolemia; pneumotorace iperteso, Tamponamento cardiaco, Trombosi (coronarica e polmonare), sostanze Tossiche (avvelenamenti).

Ipossia

L’ipossia pura è una causa rara di arresto cardiaco, più frequentemente esso è conseguenza dell’asfissia, che rappresenta la principale causa non cardiaca di arresto cardiocircolatorio. Diverse sono le cause di arresto cardiaco per asfissia: trauma (es. trauma toracico con perforazione e pneumotorace bilaterale), impiccagione o strangolamento, patologie ostruttive delle vie aeree (Bpco, asma, ostruzione delle vie aeree), annegamento, pneumotorace, polmonite, elevata altitudine, seppellimento da valanga.

Ipovolemia

Le cause più frequenti di arresto cardiaco da ipovolemia sono: arresto cardiaco traumatico (Tca), disidratazione severa per colera, ad esempio, e anafilassi e sepsi (già trattata dal prof Polati). L’ipovolemia da perdita di sangue è una causa principale di morte nell’arresto cardiaco traumatico. In base alla causa sospettata, nelle fasi iniziali della rianimazione si usa una generalmente una soluzione di cristalloidi che è immediatamente disponibile, ma in caso di emorragia l’obiettivo è la trasfusione di sangue precoce e un supporto con vasopressori.

Annegamento

Alcuni punti fondamentali:
1. prevenzione: La prima cosa da fare è insegnare alle persone che
l’annegamento è una cosa possibile, soprattutto ai bambini che non ne hanno paura e di conseguenza non urlano o si sbracciano quando accade, a differenza degli adulti. Altra manovra preventiva è utilizzare i giubbotti di salvataggio per bambini o persone che non sanno nuotare quando si è su imbarcazioni.
2. riconoscere il pericolo e chiamare aiuto:
3. fornire adeguato supporto di galleggiamento;
4. rimuovere la vittima dall’acqua soltanto se è sicuro farlo (mai mettersi in condizione di pericolo!), se si riesce finché si riporta la vittima a galla si possono fare le prime 5 insufflazioni di salvataggio; quindi, con una mano si tiene la vittima e con l’altra si massaggia il torace;
5. soccorrere la vittima: dopo aver chiamato il 118 si aprono le vie aeree e si effettuano 5 ventilazioni (con aggiunta di ossigeno se possibile), questo perché noi non sappiamo se la vittima è in arresto perché ha inalato dell’acqua (ci sarà acqua nei polmoni e dopo 5 ventilazioni zampillerà fuori) o perché ha fatto un arresto prima di annegare (no acqua dentro i polmoni); si controllano poi i segni vitali e se il pz non li recupera, si iniziano le 30:2 compressioni cardiopolmonari. Si può notare come, in caso di annegamento, l’algoritmo si inverte rispetto a quello cardiaco dell’adulto, cioè si inizia con le ventilazioni seguite dalle compressioni, come avviene all’inizio della riabilitazione pediatrica.

Altro elemento distintivo e prognosticamente negativo dell’arresto cardiaco in acqua è il fatto che il soggetto che lamenta dolore toracico, chiamerà aiuto, come anche quello che sta annegando, ma un soggetto che va in arresto cardiaco mentre sta nuotando va a fondo senza dire nulla. Quindi ce ne si può accorgere perché lo si vede affondare, perché lo si nota direttamente sul fondo della piscina o perché ci si accorge che manca. Da uno studio è emerso che, se si recupera un soggetto annegato in una piscina pubblica nel minor tempo possibile, il tempo di recupero del paziente va da un minimo di 4 a un massimo di 9 minuti.

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