Concetti Chiave
- L'antifascismo italiano rappresenta una resistenza morale al fascismo, fondamentale per la costruzione del dopoguerra.
- Le forze antifasciste sono caratterizzate da divisioni interne e mancanza di coordinamento, con diverse ideologie in conflitto tra loro.
- Benedetto Croce, filosofo liberale, critica il regime tramite la sua rivista "La critica", mantenendo un certo grado di impunità.
- Pietro Gobetti attribuisce il fascismo a un declino morale e propone un'unione tra liberalismo e marxismo, ma subisce un attentato fatale.
- Il partito "Giustizia e libertà", fondato da Carlo Rosselli, evolve in un movimento antifascista significativo, con i comunisti che cercano di infiltrarsi tra le masse.
L'antifascismo italiano e la resistenza morale
L’antifascismo italiano è un fenomeno molto importante, soprattutto per il suo carattere di resistenza morale al fascismo che consente di impostare poi un dopoguerra su basi nuove (dopo la seconda guerra mondiale).
Le divisioni interne e Benedetto Croce
L’antifascismo italiano rimane comunque in gran parte dei casi confinato in un’élite. Una causa di ciò è il grande consenso del fascismo, finché non arrivano le bombe alleate sull’Italia. La polizia di stato identifica gli oppositori, mandandoli al confino (si viene mandati su un’isola per non permettere l’attività politica). C’è mancanza di coordinamento delle forze antifasciste; sono molto eterogenee tra di loro: comunisti che non vanno d’accordo con i liberali, che non vanno d’accordo con i cattolici.
Altra caratteristica dell’antifascismo la vediamo con Benedetto Croce. Vengono fatte delle pene. Le pene capitali sono in particolar modo verso coloro che attentano alla vita del duce. La pena più diffusa è detentiva o misure di pubblica sicurezza, come il confino.
Benedetto Croce è un filosofo liberale. Ha come strumento di critica al regime una rivista chiamata “La critica”. Egli gode di un’impunità abbastanza totale: il fascismo non gli fa mai niente e la sua rivista continua ad essere stampata. Questo perché “La critica” era diffusa in un ambito molto ristretto e al fascismo ciò non importa. Fa anzi bella figura facendo vedere che non reprime gli oppositori.
Pietro Gobetti e la sua eredità
Pietro Gobetti dice che il fascismo è dovuto a un declino morale degli italiani dovuto al fatto che in Italia non c’è stata la religione protestante. Bisogna far crescere moralmente gli italiani. La proposta politica di Gobetti è quella di una sorta di unione tra liberalismo e marxismo.
Il 5 novembre 1924 subisce un attentato, scappa in Francia e muore 2 anni dopo per i postumi della violenza subita.
Il ruolo dei comunisti e la guerra di Spagna
Nel 1929 nasce un partito sulle idee di Gobetti fondato da Carlo Rosselli, chiamato “Giustizia e libertà”. Egli nel 1937 a Parigi viene raggiunto da dei sicari e ucciso insieme al fratello. Questo movimento sarà il fondamento per il partito d’azione (Partito Partigiano). I comunisti decidono di non giocare sulle élite ma di stare tra il popolo ed entrare in clandestinità, infiltrandosi nel partito fascista. Il leader Togliatti fugge a Mosca. Anche Gramsci viene arrestato, scrivendo poi lettere dal carcere, il suo programma politico.
La strategia dei comunisti fino al ’34 è di non collaborare con le altre forze antifasciste. Nel 1934 arriva l’input da Mosca di collaborare con altre forze. La partita sul campo si gioca nella guerra di Spagna, in cui si scontrano fascisti e antifascisti. Sturzo viene allontanato dagli Stati Uniti, Togliatti viene arrestato e interrogato dalla polizia fascista.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato dell'antifascismo italiano nel contesto del dopoguerra?
- Quali sono le divisioni interne tra le forze antifasciste?
- Qual è il ruolo di Benedetto Croce nell'antifascismo italiano?
- Come si sviluppa il movimento antifascista dopo la morte di Pietro Gobetti?
L'antifascismo italiano rappresenta una resistenza morale al fascismo, fondamentale per impostare un dopoguerra su basi nuove, come evidenziato nel testo.
Le forze antifasciste sono caratterizzate da una mancanza di coordinamento e da divisioni tra comunisti, liberali e cattolici, rendendo difficile un'azione unitaria contro il fascismo.
Benedetto Croce, filosofo liberale, utilizza la sua rivista "La critica" come strumento di opposizione al regime fascista, godendo di un'impunità che gli consente di continuare a pubblicare senza repressione.
Dopo la morte di Gobetti, il suo pensiero ispira la fondazione del partito "Giustizia e libertà" da parte di Carlo Rosselli, che diventa un punto di riferimento per il futuro Partito d'Azione e per la resistenza antifascista.