Concetti Chiave
- Dal 1925-1926, il regime fascista adottò misure severe contro il dissenso politico, portando molti italiani a subire carcere, confino o esilio.
- La Chiesa e Benedetto Croce offrirono supporto agli antifascisti, con Croce che mantenne una posizione culturale senza impegnarsi direttamente in politica.
- I comunisti si distinsero per la loro organizzazione clandestina, riuscendo a mantenere attiva l'opposizione attraverso opuscoli e infiltrazioni nei sindacati fascisti.
- Gruppi antifascisti di varia ispirazione, come la Concentrazione antifascista, operarono principalmente all'estero, specialmente in Francia, per coordinare attività di propaganda.
- Il fallimento del Fronte popolare, le purghe staliniane e il patto tedesco-sovietico rappresentarono gravi ostacoli per l'antifascismo, che ebbe impatti limitati in Italia fino alla seconda guerra mondiale.
Il dissenso politico e la repressione
Soprattutto dal 1925-1926, quando il dissenso politico fu proibito anche a termini dei legge, un numero crescente di italiani dovette affrontare il carcere, il confino politico, l’esilio o la clandestinità. Tuttavia, non tutti coloro che avevano idee antifasciste furono costretti a provare la repressione.
Il ruolo della Chiesa e di Croce
Anzi, la maggior parte, scelse il silenzio e questa fu la strada imboccata dagli ex popolari, dai liberali non fascisti e da molti socialisti. Mentre i cattolici trovavano un punto di riferimento nella Chiesa, anche se quest’ultima era un’alleata prudente della Chiesa, per i liberali Benedetto Croce costituì un elemento di appoggio. Il filosofo, già piuttosto anziano, continuò a scrivere sulla sua rivista “La Critica”, cercando di non sconfinare mai nel campo della politica per cui la sua attività culturale e pubblicista poté continuare per tutto il periodo del Fascismo senza troppi disagi . la sua figure, invece si opponeva a Giovanni Gentile e alle sue idee idealistico-totalitarie.
L'opposizione comunista e la clandestinità
L’agitazione clandestina caratterizzò i comunisti che gli unici preparati ad un’attività cospiratoria sia per le caratteristiche organizzative del partito che per la repressione sistematica di cui essi erano stati vittime fin dall’inizio. Per tutto il periodo fascista, il Partito Comunista riuscì a mantenere viva sia in Italia che all’estero la sua opposizione tramite opuscoli, giornali, pubblicazioni varie, cercando anche di infiltrare suoi seguaci nelle organizzazioni giovanili e nei sindacati fascisti.
L'attività antifascista all'estero
Gli altri gruppi antifascisti, di ispirazione repubblicana, liberal-democratica e socialisti riformisti, svolsero principalmente la loro attività all’estero, soprattutto in Francia in cui era presente una numerosa comunità italiana e in cui si erano già rifugiati tra i 1025 e il 1927 i leaders della generazione più giovane come Nenni e Saragat. Nel 1927, tutti questi gruppi formarono una federazione che prese il nome di Concentrazione antifascista. I partito della concentrazione svolsero un’importante attività di propaganda e di contatto con gli antifascisti all’estero, partecipando anche a dibattiti internazionali.
Il movimento Giustizia e Libertà
Un nuovo impulso alla lotta antifascista fu dato dal movimento Giustizia e Libertà fondato da Emilio Lussu e Carlo Rosselli. I comunisti erano molto polemici nei confronti sia della Concentrazione antifascista e di Giustizia e Libertà. Essi avevano un centro esterno a Parigi, ma dipendevano strettamente dai dirigenti di Mosca. Esso si allineava senza alcuna riserva alle strategia dettate dall’U.R.S.S. e ne seguiva le formulazioni più settarie come quelle relative al social fascismo, molto vicine al culto di Stalin.. Nel 1930, i comunisti riannodarono i contatti con le altre forze di opposizione, partecipando alle manifestazioni unitarie contro i fascisti e stringendo un patto di unità d’azione con i socialisti.
Le difficoltà dell'antifascismo
L’antifascismo subì un duro colpo a seguito del fallimento del Fronte popolare in Francia, degli echi delle purghe ordinate da Stalin., del patto tedesco-sovietico del 1939 e delle lotte all’interno dello schieramento repubblicano in Spagna. L’antifascismo ebbe una scarsa incidenza sulla situazione italiana e soltanto nell’ultima fase della 2.a guerra mondiale si trovarono a combattere il fascismo con le armi
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze della proibizione del dissenso politico in Italia tra il 1925 e il 1926?
- Quale ruolo ebbe la Chiesa e Benedetto Croce durante il regime fascista?
- Come si organizzò l'opposizione comunista durante il fascismo?
- Quali attività svolsero i gruppi antifascisti all'estero?
- Quali furono le difficoltà affrontate dall'antifascismo negli anni '30?
A partire dal 1925-1926, il dissenso politico fu vietato, portando molti italiani a subire il carcere, il confino politico, l’esilio o la clandestinità, anche se non tutti gli antifascisti affrontarono la repressione.
La Chiesa rappresentò un punto di riferimento per i cattolici, mentre Benedetto Croce fornì supporto ai liberali non fascisti, continuando a scrivere su “La Critica” senza entrare in politica, contrappandosi a Giovanni Gentile.
I comunisti, già abituati alla repressione, si dedicarono all'agitazione clandestina e mantennero viva l'opposizione tramite opuscoli e pubblicazioni, cercando di infiltrarsi in organizzazioni giovanili e sindacati fascisti.
I gruppi antifascisti, tra cui quelli repubblicani e socialisti riformisti, operarono principalmente all'estero, formando nel 1927 la Concentrazione antifascista, che si dedicò alla propaganda e al contatto con gli antifascisti internazionali.
L'antifascismo subì gravi colpi a causa del fallimento del Fronte popolare in Francia, delle purghe staliniste, del patto tedesco-sovietico e delle lotte interne in Spagna, risultando poco incisivo in Italia fino alla fine della Seconda guerra mondiale.