Concetti Chiave
- La transizione dall'artigianato all'industria ha portato alla creazione di un modello di lavoratore salariato, privo di abilità specifiche e omologato rispetto ai colleghi.
- Nel settore industriale, il lavoro è diventato quantitativo piuttosto che qualitativo, con salari uniformi e scelte di assunzione arbitrarie.
- Il proletariato industriale è emerso come classe sociale, caratterizzato da famiglie numerose e dall'impiego dei figli a partire dai 10 anni.
- Le condizioni di lavoro del proletariato erano dure, con orari di lavoro che variavano dalle 10 alle 14 ore e scarse condizioni igieniche e ambientali.
- I datori di lavoro prioritizzavano il profitto, ignorando le necessità dei lavoratori, che non avevano possibilità di protestare o migliorare le proprie condizioni di vita.
Transizione dall'artigianato all'industria
Mentre nella città prima della rivoluzione industriale vi era una differenziazione all’interno del settore artigianale, quello economicamente più forte, in base al quale quando vi era la necessità, per esempio, di alcune riparazioni si sceglieva l’artigiano più competente e che mostrava una maggiore abilità nella riparazione, adesso, nel settore industriale il modello del lavoratore ideale diventa il salariato, che non ha una particolare abilità pratica, e che quindi non si differenzia dagli altri lavoratori della fabbrica, ma si omologa ad essi, ossia tutti i lavorati, poiché devono svolgere le stesse mansioni, diventano tutti uguali dal punto di vista dell’abilità. La connotazione che assume il lavoro è piuttosto quantitativa che qualitativa: infatti all’industriale non serve una manodopera qualitativamente elevata ma quantitativamente. Vi è anche un’omologazione dei salari e la scelta dell’assunzione di una persona invece che di un'altra non è più vincolata dalla qualità della manodopera ma da una scelta arbitraria.
Nascita del proletariato industriale
Nasce quello che oggi gli storici sono soliti definire proletariato industriale, così chiamato in quanto non soltanto gli impiegati nella fabbrica generavano molti figli ma soprattutto perché questi ultimi erano la loro unica fonte di ricchezza, in quanto, raggiunta l’età di 10 anni erano mandati a lavorare nella fabbriche. Le condizioni di vita e di lavoro di questo proletariato industriale furono davvero pesanti: chi decideva di aprire una fabbrica lo face in sostanza sol per ilo guadagno, senza curarsi della condizioni di vita dei lavoratori, costretti a stare in fabbrica dalle 10 alle 14 ore, per avere un maggiore guadagno e se un lavoratore non reggeva la pesantezza del lavoro oppure decideva di andarsene, vi erano altre miglia di persone che per lo stesso lavoro avrebbero fatto di tutto, quindi la sostituzione era immediata. Inoltre non si potevano spendere soldi per dare ai lavoratori migliori condizioni di lavoro e un ambiente pulito e vivibile e non vi era la concezione moderna che ridurre le ore produceva una maggiore rendita. I lavoratori non potevano protestare, scioperare o manifestare, le condizioni di vita erano scadenti e, la poca disponibilità economica non permetteva l’acquisto o l’affitto di case.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra il lavoro artigianale e quello industriale?
- Come si è sviluppato il proletariato industriale durante la rivoluzione industriale?
- Quali erano le condizioni di lavoro per i proletari industriali?
La principale differenza risiede nell'omologazione dei lavoratori nel settore industriale, dove il salariato non ha abilità pratiche distintive e svolge mansioni simili, contrariamente all'artigianato, dove si sceglieva l'artigiano più competente per specifiche riparazioni.
Il proletariato industriale è emerso poiché i lavoratori, spesso con molti figli, erano costretti a lavorare in fabbrica fin dall'età di 10 anni, in condizioni di vita e lavoro estremamente dure, senza alcuna considerazione per il loro benessere.
Le condizioni di lavoro erano pesanti, con turni che variavano dalle 10 alle 14 ore, senza possibilità di protestare o migliorare le condizioni, poiché la sostituzione dei lavoratori era immediata e non vi era interesse da parte dei datori di lavoro per il benessere dei dipendenti.