Concetti Chiave
- Il governo Crispi, pur essendo della sinistra storica, adotta politiche rigide che portano a tensioni sociali e alla crisi del sistema liberale.
- Sidney Sonnino, al governo dal 1897, cerca di ripristinare lo statuto albertino, risultando antiparlamentare e provocando i moti di Milano del 1898.
- Durante i moti di Milano, Sonnino invia l'esercito a reprimere le manifestazioni, causando 82 morti e suscitando indignazione tra i cittadini.
- Gaetano Bresci, un anarchico, ritorna in Italia e assassina Umberto I nel 1900 come atto di vendetta, portando al trono Vittorio Emanuele III.
- Il periodo giolittiano (1903-1914) è caratterizzato da una politica pragmatica e trasformista, con Giolitti accusato di clientelismo, definito "governo della malavita".
cause: il governo Crispi, nonostante faccia parte della sinistra storica, cambia politica e la rende molto più rigida rispetto a quella di Depretis. Sotto il suo governo è fallito il colonialismo, aumentarono le tensioni e le disuguaglianze sociali dovute alla modernizzazione dello stato, andò in crisi il sistema liberale e si diffusero i movimenti socialisti e nazionalisti.
Sonnino e i moti di Milano
1897: andò al governo Sidney Sonnino, il quale aveva intenzione di ritornare alla situazione dello statuto albertino (1848), che prevedeva che il governo fosse responsabile solo nei confronti del re e non del parlamento, quindi egli è antiparlamentare.
1898: Moti di Milano, moti socialisti per “pane e lavoro”. Sonnino mandò l'esercito a reprimere la manifestazione, il generale era Bava Beccaris, il quale cannoneggiò sulla folla provocando 82 morti. Bava Beccaris ottenne in seguito dal re Umberto I, figlio di Vittorio Emanuele II, un riconoscimento per aver pacificato le rivolte sociali. Ciò causò l'ira di molti, tra cui Gaetano Bresci, un anarchico italiano emigrato in America, il quale fece ritorno in Italia e nel
L'assassinio di Umberto I
1900: assassina Umberto I in nome dell'anarchia e della vendetta, per cui gli succedette Vittorio Emanuele III.
Durante il governo Zanardelli, a Giolitti fu attribuito l'incarico degli Interni, ma era una figura già nota, poiché per circa un anno e mezzo, dal 1892 al 1893, è stato Presidente del Consiglio. Nonostante ciò egli lo ridiventò nel 1903, quando Zanardelli rimise il suo incarico per motivi di salute. Fu capo del governo italiano per più volte quasi ininterrottamente dal 1903 al 1914, si contano tre governi Giolitti, e la opera fu tanto peculiare che si ricorda questo periodo come “età giolittiana”. Il suo scopo fu quello di allargare la base del consenso popolare allo stato liberale e fare del governo il motore della pacificazione e della modernizzazione del Paese. Questo obbiettivo non fu raggiunto sulla base di un programma o di un'ideologia precisa, ma muovendosi pragmaticamente per ottenere il miglior risultato da ogni circostanza. Ciò significava portare il centro liberale, da lui guidato, ad appoggiare a volte la destra e a volte la sinistra a seconda della convenienza, perciò fu accusato di trasformismo e di clientelismo, facendo guadagnare al suo governo il titolo di “governo della malavita”, appellativo donato da Gaetano Salvemini.
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze della politica rigida del governo Crispi?
- Cosa accadde durante i moti di Milano del 1898?
- Qual è il significato dell'età giolittiana nella storia italiana?
Sotto il governo Crispi, la politica divenne più rigida rispetto a quella di Depretis, portando al fallimento del colonialismo, all'aumento delle tensioni e delle disuguaglianze sociali, e alla diffusione di movimenti socialisti e nazionalisti, contribuendo alla crisi del sistema liberale.
I moti di Milano, scatenati da richieste di "pane e lavoro", furono repressi dall'esercito su ordine di Sonnino, con il generale Bava Beccaris che cannoneggiò sulla folla, causando 82 morti. Questo evento suscitò l'ira di molti, incluso l'anarchico Gaetano Bresci, che tornò in Italia per vendicare le vittime.
L'età giolittiana, caratterizzata dai governi di Giovanni Giolitti dal 1903 al 1914, mirava a allargare il consenso popolare allo stato liberale e a modernizzare il Paese, ma fu criticata per il trasformismo e il clientelismo, guadagnandosi il soprannome di “governo della malavita”.