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Concetti Chiave

  • Giolitti è considerato una figura chiave nell'Italia unita, segnando una svolta politica importante durante il suo governo.
  • Il periodo giolittiano è caratterizzato da contraddizioni sociali e politiche, con tensioni tra nord e sud, e tra classi sociali diverse.
  • Il programma di Giolitti include riforme sociali significative, come la tutela del lavoro, le pensioni e il riconoscimento dei sindacati, mirate a migliorare le condizioni dei lavoratori.
  • La guerra in Libia, avviata per rispondere a pressioni sociali ed economiche, si rivelò costosa e senza vantaggi, contribuendo all'aumento del nazionalismo e alla crisi politica.
  • Il Patto Gentiloni, accordo tra Giolitti e i cattolici, gli assicurò supporto elettorale nel 1913, ma evidenziò la sua crescente vulnerabilità politica.

Qual è l'ascesa di Giolitti?

L’età giolittiana condizionò molto l’Italia. Giolitti è considerato come l’uomo della svolta politica.

Le difficoltà dell'Italia unita

Il periodo in cui sale al potere Giolitti è caratterizzato da alcune difficoltà quali l’unita geografica ma non del popolo a causa della mancanza di un’unica lingua, unità monetaria e di misura. Proprio per questo motivo ci furono diverse rivolte, tutte represse al 90% nel sangue. La più grave di esse fu quella di Milano in cui i rivoltosi vennero uccisi a colpi di cannone sotto l’ordine di Bava Beccaris.

Anche la bolla del NON-EXPEDIT è una delle difficoltà: lo stato italiano non viene riconosciuto dal Papa ma lo subisce ugualmente. Egli, però, invita tutti i cattolici a seguire il suo consiglio rifiutando quindi l’unità. Lo Stato e la Chiesa si riuniranno soltanto nel1929 con i patti Lateranenzi sotto il Fascismo.

La Triplice Alleanza e la politica coloniale

Nel 1876 viene stipulata la Triplice Alleanza, un patto militare difensivo tra Germania, Austria (che già formavano la Duplice Alleanza) e Regno d'Italia. Essa fu voluta dall'Italia desiderosa di rompere il suo isolamento dopo l'occupazione francese della Tunisia alla quale anche lei aspirava.

A causa della politica coloniale italiana fallimentare e alla morte del re Vittorio Emanuele II (ucciso sparato a teatro in un attentato da Gaetano Bresci, anarchico italiano), sale al potere Giovanni Giolitti il quale si impegna a creare una politica di maggiore apertura alle situazioni sociali.

Contraddizioni e riforme sociali

Con la sua salita al potere, nascono delle contraddizioni: NORD giusto contro SUD sbagliato; Masse amorfe contro masse organizzate; zone ricche contro zone povere; politici riformisti contro politici immobilisti.

Giolitti è un uomo nuovo che non ha nessun legame col risorgimento come altri ministri. Egli è un esperto di finanza dotato di senso pratico e assertore del fatto che lo stato deve aprirsi al sociale ascoltando tutte le richieste.

Istituisce il liberismo riformista che ha come capisaldi il principio della salvaguardia dell’autorità dello stato e l’accettazione delle lotte sociali a patto che non ci sia violenza contro la nazione.

Il programma giolittiano

Il successo di Giolitti è dovuto a 4 coincidenze del tempo, due di politica interna quali un’opposizione debole e una diffusione veloce del trasformismo1 (fare alleanze momentanee all’interno del governo per avere più consensi) e due di politica esterna quali una crescita economica con l’aumento del commercio e della produzione industriale e un equilibrio internazionale garantito dal periodo di pace.

Il programma giolittiano comprende il riconoscimento delle camere del lavoro (istituzioni di sinistra che aiutano i lavoratori), la neutralità tra capitali e lavoro a causa della necessità di aumentare i salari poiché questo aumenterebbe il commercio e i soldi tornerebbero comunque sottoforma di acquisti, e la ricerca del consenso delle classi popolari.

Nel 1903 Giolitti concede il riconoscimento delle organizzazioni sindacali, la neutralità dello stato, apertura istanze socialiste ovvero le richieste della sinistra e la libertà di stampa e di associazione

Giolitti, inoltre, tenterà di trasformare il socialismo in una collaborazione con l’invito di intervento a Turati, segretario del partito socialista. Quest’ultimo sarà costretto a rifiutare per evitare la rottura del partito formato da massimalisti – coloro che cercano il cambiamento con la rivoluzione – e i minimalisti – coloro che cercano il cambiamento pacificamente, solo con le riforme.

Nel 1904 i socialisti organizzano uno sciopero generale dei lavoratori. Giolitti, a questo punto, decide di dimettersi per evitare di reagire con una repressione. Si è quindi obbligati a fare delle nuove elezioni. Evitando la repressione, i cattolici passano dalla sua parte e lo votano anche per non far salire al potere i socialisti. Giolitti viene quindi rieletto e rafforzato.

Riforme sociali e industrializzazione

Tra il 1904 e il 1909 Giolitti crea diverse riforme sociali:

1. Tutela del lavoro delle donne e dei bambini (vengono diminuite le ore)

2. Istituzione delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro

3. Istituzione delle pensioni di anzianità

4. Istituzione del consiglio superiore dei lavoratori che aveva il compito, nei consigli sociali, di conciliare gli interessi dei lavoratori e degli imprenditori per impedire scioperi e serrate (fabbriche chiuse per protesta)

5. Istituzione di un organo di assistenza per emigrati italiani.

Prende anche dei provvedimenti importanti tra cui la conversione di rendita da 5% a 3,75%, la £ fa aggio sull’oro (essa indica sia il maggior valore di una moneta nei confronti di un’altra, sia il maggior valore di mercato che può acquistare l'oro in confronto alla carta moneta) e la nazionalizzazione delle industrie (da private diventano nazionali).

Questi provvedimenti sono però ostacolati dai poteri forti per questo si hanno dei risultati positivi che fanno cadere le obiezioni.

Tra il 1896 e il 1924 inizia il decollo industriale dell’Italia grazie al lancio dell’industria metallurgica, meccanica (automobili FIAT e navi ILVA e ANSALDO), tessile (settore cotonifero), chimica (PIRELLI) e alimentare (lavorazione zucchero ERIDANIA).

Allo sviluppo si aggiungono motivi di crisi a causa del mercato limitato, crescita lenta dei salari, sottosviluppo della classe popolare – soprattutto i contadini –, concentrazione delle industrie al nord (triangolo industriale Torino, Milano, Genova) e salvaguardia di banche e industrie da parte dello stato.

Nascono gli antigiolittiani: liberisti che denunciano Giolitti per corruzione politica e sviluppo irregolare tra nord e sud e meridionalisti che denuncino l’industrializzazione del nord per le maggiori tasse al sud. Giolitti risolverà la situazione del sud con delle leggi speciali.

Nel 1909 scade la carica di Giolitti ed è costretto ad affrontare nuove elezioni. Con la sua rielezione i socialisti sono rafforzati e ha inizio una nuova crisi a causa delle varie reazioni alle riforme e all’impresa coloniale verso la Libia.


La crisi e l'impresa coloniale in Libia

Questa impresa coloniale in Libia venne richiesta dall’opinione pubblica e per essere attuata serve una diplomazia, cioè un accordo momentaneo con Francia e Inghilterra. Nel dettaglio, essa venne richiesta da industrie, banche (per fare prestiti allo stato approfittando del fatto di poter alzare gli interessi), i settori socialisti (che pensano di poter impiegare la manodopera italiana disoccupata in questa nuova terra) ed i nazionalisti.

Giolitti è un anticolonialista ma accetta comunque questa richiesta perché la considera come una fatalità della storia.

Inizia la guerra che sarà lunga e costosa per Giolitti. Essa si concluderà nel 1912 con la Pace di Losanna, la quale riconosce la conquista italiana della Libia. Solo dopo l’Italia capirà che essa non ha nessun vantaggio questo territorio e Salvemini lo definì “uno scatolone di sabbia”.

A seguito di questa conquista inefficace, la crisi peggiorò: il nazionalismo diventa sempre più violento, il socialismo la cui maggioranza era riformista diventa rivoluzionaria e a capo di questi c’era Benito Mussolini, e la presenza degli antidemocratici che criticavano le riforme che Giolitti voleva emanare.

Le riforme ostacolate e il Patto Gentiloni

Queste riforme che trovano l’opposizione del parlamento italiano sono:

- Imposta progressiva sul reddito (imposta aumenta all’aumentare del reddito) – CAPITALISTI CONTRO

- Nazionalizzazione delle assicurazioni (vengono prese in mano dallo stato e tolte ai privati)

- Riforma dell’obbligo scolastico (dalla 3° elementare passa alla 5°)

- Suffragio maschile universale (gli uomini per poter votare dovevano però aver fatto il servizio militare e aver fatto la scuola). – Da 3 milioni di elettori si passa a 8 milioni. Venne visto come una minaccia per i liberali poiché pensavano che potevano favorire i socialisti.

Nel 1913 si passa a nuove elezioni. Per affrontare questa tornata elettorale, Giolitti stipula il Patto Gentiloni (nome del rappresentante della chiesa che firmò questo patto). Questo è un accordo tra Giolitti e cattolici momentaneo. I giuridici avrebbero avuto l’appoggio dei cattolici e la chiesa avrebbe ricevuto delle concessioni da Giolitti (riconoscimento civile del matrimonio religioso).

Fu un patto vincente: Giolitti vince nuovamente le elezioni grazie all’appoggio dei cattolici.

Giolitti è però indebolito e per questo fa il Patto Gentiloni, nonostante in passato i cattolici lo votarono comunque spontaneamente grazie alla forza giolittiana. Stavolta è quindi non sicuro di saper svolgere il suo lavoro.

Giolitti si dimette sperando di rivincere le elezioni nel 1914 ma non è così: sale al potere Salandra, il primo ministro che guiderà l’Italia verso la prima guerra mondiale.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le principali difficoltà che affrontò l'Italia unita durante l'ascesa di Giolitti?
  2. L'Italia unita si trovava in difficoltà a causa della mancanza di un'unica lingua, unità monetaria e di misura, che portò a diverse rivolte, tra cui quella di Milano, repressa nel sangue. Inoltre, la bolla del NON-EXPEDIT impediva il riconoscimento dello Stato da parte del Papa, creando ulteriori tensioni.

  3. Quali furono le caratteristiche del programma giolittiano?
  4. Il programma giolittiano si basava sul riconoscimento delle camere del lavoro, la neutralità tra capitali e lavoro, e l'apertura verso le istanze socialiste. Giolitti cercava di ottenere il consenso delle classi popolari e di trasformare il socialismo in una collaborazione, nonostante le resistenze interne al partito socialista.

  5. Quali riforme sociali furono introdotte da Giolitti tra il 1904 e il 1909?
  6. Giolitti introdusse riforme significative come la tutela del lavoro di donne e bambini, l'istituzione di assicurazioni contro infortuni, pensioni di anzianità, e un consiglio superiore dei lavoratori per conciliare interessi. Queste riforme miravano a migliorare le condizioni lavorative e sociali.

  7. Come si sviluppò la crisi legata all'impresa coloniale in Libia?
  8. L'impresa coloniale in Libia, richiesta da vari settori dell'opinione pubblica, si rivelò costosa e inefficace. Giolitti, pur essendo anticolonialista, accettò la richiesta, ma la guerra portò a un aumento del nazionalismo violento e a una crisi del socialismo, culminando in un cambiamento radicale della situazione politica.

  9. Qual è stato il significato del Patto Gentiloni per Giolitti?
  10. Il Patto Gentiloni fu un accordo strategico tra Giolitti e i cattolici, che garantì il supporto elettorale dei cattolici in cambio di concessioni. Sebbene fosse vincente per le elezioni del 1913, evidenziò la crescente debolezza di Giolitti, che si dimise nel 1914, aprendo la strada a Salandra e alla prima guerra mondiale.

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