Concetti Chiave
- Negli anni Settanta, l'Unione Sovietica affrontò gravi difficoltà economiche e politiche, con una produzione industriale in calo e un intervento fallimentare in Afghanistan che rivelò la sua debolezza internazionale.
- Le riforme di Gorbacev, basate su perestrojka e glasnost, miravano a ristrutturare l'economia e migliorare il rapporto tra potere e opinione pubblica, ma si scontrarono con forte opposizione interna.
- Il tentativo di riforma di Gorbacev fallì a causa di scontri economico-politici e delle crescenti rivendicazioni nazionali, conducendo alla dissoluzione dell'URSS nel 1991.
- Il crollo del muro di Berlino nel novembre 1989 simboleggiò la fine della divisione europea e accelerò il processo di unificazione della Germania, segnando la conclusione della guerra fredda.
- L'unificazione monetaria tedesca e il trattato del 1990 tra le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale rappresentarono un momento cruciale nella storia europea, delineando l'inizio di una nuova era.
In questo appunto si parla della storia dell'Unione Sovietica durante il secondo dopoguerra, della sua dissoluzione a seguito della fallita riforma di Gorbacev e del crollo del muro di Berlino come diretta conseguenza, che segnò la fine di un'epoca per il mondo intero e del dopoguerra per la Germania.
Il secondo dopoguerra in Unione Sovietica
Gli anni Settanta furono per l’Unione Sovietica un periodo di crescente difficoltà economiche e politiche. In campo economico, l’URSS soffriva sin dai tempi di Stalin e lo stesso stendersi della sua influenza politica si traduceva in maggiori costi.Alla metà degli anni Ottanta, l’URSS si trovava dunque con una produzione industriale in calo, con un ritardo tecnologico nei confronti dell’Occidente sempre più grave, un’agricoltura in pieno deficit e uno sviluppo dei consumi privati nettamente inferiore a quello occidentale.
Sul piano internazionale, i successi degli anni Settanta lasciarono il posto a una debolezza resa manifesta dal fallimentare intervento in Afghanistan. Sul piano interno, Breznev impedì ogni disaccordo, mortificando la vita culturale e politica del Paese. Il samizdat (letteratura clandestina nata alla metà degli anni Sessanta) continuava a svolgere la propria opera di denuncia del regime, anche se la maggioranza del popolo sovietico mostrava un consenso passivo.
L’URSS di fine anni Settanta era in primo luogo una società intensamente urbanizzata e scolarizzata; la vecchia “intellighenzia” russa si era trasformata in una larga fascia sociale. In questi ceti cittadini si erano formati circoli, gruppi e associazioni, che costituivano il nucleo di un’opinione pubblica, anche se per ora impossibilitata a esprimersi.
Per ulteriori approfondimenti sul secondo dopoguerra vedi qui
Fine dell'Unione Sovietica: la fallita riforma di Gorbacev
Morto Breznev nel 1982, vi fu il breve interregno dei suoi successori Andropov e Cernenko. Fu perciò percepito come un segno di cambiamento il fatto che nel marzo 1985 venisse eletto segretario generale del Partito comunista sovietico Gorbacev, che operò seguendo due parole d’ordine: perestrojka e glasnost. La perestrojka (ristrutturazione) mirava alla necessità di attuare una riforma complessiva della società sovietica, in particola dell’economia. La glasnost (trasparenza) voleva invece istituire un nuovo rapporto tra potere e opinione pubblica, fondato sul dibattito e sul dialogo, sull’appello alle risorse naturali della nazione e sulla fine della repressione del dissenso. Nella visione di Gorbacev, perestrojka e glasnost erano e dovevano restare unite. E invece la perestrojka fallì, mentre la glasnost liberò forze a lungo trattenute.Gorbacev introdusse diverse riforme: lotta alla corruzione nella gestione economica, possibilità di costruire imprese agricole e artigianali cooperative, liberalizzazione dei prezzi e di alcuni prodotti agricoli. Sul piano politico, le riforme di Gorbacev mirarono a spezzare l’identificazione tra Partito comunista e Stato, e a intaccare il monopolio del partito, ammettendo la costituzione di diversi gruppi politici e la competizione elettorale per il parlamento; tutto ciò con l’obiettivo di trasformare l’URSS in una sorta di repubblica presidenziale.
Grandi opposizioni a Gorbacev provenivano dai quadri del Partito, che venivano ogni giorno di più privati di poteri e privilegi. Tra gli oppositori emerge Eltsin, che fu eletto presidente della Repubblica russa nel giugno 1991. Si vennero così a creare a Mosca due centri di potere con due capi: il governo sovietico di Gorbacev e il governo russo di Eltsin.
Due furono le linee di crisi che condussero al fallimento della riforma di Gorbacev e alla fine dell’URSS: lo scontro sul piano economico-politico del Paese e il conflitto centro-periferia. Fu il movimento delle rivendicazioni nazionali e dei separatismi a precipitare la situazione: in molte repubbliche dell’Unione si affermarono centri di potere nazionali che incominciarono a rivendicare un'autonomia da Mosca, e questo portò successivamente al formarsi di poteri territoriali autonomi. Crebbe rapidamente una spinta al separatismo, che in breve tempo avrebbe condotto alla dissoluzione della stessa URSS. Dopo essere intervenuto con repressioni militari in Lituania e Lettonia, Gorbacev propose alle repubbliche “ribelli” un trattato che garantiva loro maggiore autonomia. Ma proprio prendendo a pretesto tale trattato, nell’agosto 1991 un gruppo di ali dirigenti del Partito comunista tentò un colpo di stato contro Gorbacev, ma senza successo. Di fronte a un Gorbacev sempre più indebolito, Eltsin divenne l’arbitro incontrastato della situazione politica. Nei mesi successivi la disgregazione dell’URSS proseguì con grande rapidità, fino ad arrivare nel 1991 con la Comunità degli Stati Indipendenti (Csi).
Per ulteriori approfondimenti sulla fine dell'URSS vedi qui

Il crollo del muro di Berlino e la fine di un'epoca
Dopo lo sviluppo economico degli anni Cinquanta-Sessanta, le economie dell’Europa orientale entrarono in una fase di declino. La forte integrazione economica nell’area del Comecon aveva consentito a questi Paesi di superare senza troppi danni la crisi petrolifera del 1973; ma effetti molto più gravi ebbe il secondo shock petrolifero di inizio anni Ottanta. Il risultato fu una pesante recessione e un peggioramento nel tenore di vita della popolazione.Simbolo della divisione dell’Europa fu la Germania. La Repubblica democratica tedesca entrò in crisi a partire dal maggio 1989, quando decine di migliaia di cittadini tedeschi orientali iniziarono a riversarsi in Occidente. Divenne improvvisamente possibile aggirare quel muro che 28 anni prima era stato costruito a Berlino per affermare l’invalicabilità della “cortina di ferro”. Le autorità tedesche centrali furono costrette a liberalizzare gli espatri. Nel novembre 1989 il muro di Berlino venne preso d’assalto dalla popolazione che iniziò ad abbatterlo. Dopo il crollo del muro, il processo di unificazione della Germania conobbe una rapidissima accelerazione. A seguito dell’unificazione monetaria (marco come moneta unica per le due Germanie), il 12 settembre 1990 le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale firmarono il trattato che consentiva la riunificazione. Un atto che segnò, simbolicamente, con la fine della “guerra fredda”, la fine di un’intera epoca.
Per ulteriori approfondimenti sul crollo del muro di Berlino vedi qui
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali difficoltà economiche e politiche dell'Unione Sovietica negli anni Settanta?
- Quali riforme Gorbacev tentò di attuare e quali furono i loro risultati?
- Come si manifestò il conflitto centro-periferia durante il governo di Gorbacev?
- Quale evento segnò simbolicamente la fine della Guerra Fredda e l'unificazione della Germania?
- Quali furono le conseguenze economiche per l'Europa orientale dopo il secondo shock petrolifero degli anni Ottanta?
Negli anni Settanta, l'Unione Sovietica affrontò crescenti difficoltà economiche e politiche, con una produzione industriale in calo, un ritardo tecnologico rispetto all'Occidente e un'agricoltura in deficit, aggravati da un intervento fallimentare in Afghanistan e dalla repressione interna del dissenso (testo).
Gorbacev introdusse riforme come la perestrojka, mirante a ristrutturare l'economia, e la glasnost, per promuovere la trasparenza e il dialogo. Tuttavia, la perestrojka fallì mentre la glasnost liberò forze che portarono a conflitti interni e alla fine dell'URSS (testo).
Il conflitto centro-periferia si manifestò attraverso il crescente separatismo nelle repubbliche sovietiche, con centri di potere nazionali che rivendicavano autonomia da Mosca, contribuendo alla disgregazione dell'URSS (testo).
Il crollo del muro di Berlino nel novembre 1989 segnò simbolicamente la fine della Guerra Fredda e avviò un rapido processo di unificazione della Germania, culminato con il trattato di riunificazione firmato il 12 settembre 1990 (testo).
Dopo il secondo shock petrolifero degli anni Ottanta, le economie dell'Europa orientale entrarono in recessione, con un peggioramento del tenore di vita della popolazione, nonostante la precedente integrazione economica nel Comecon (testo).