Concetti Chiave
- Eginardo, collaboratore di Carlo Magno, scrisse la prima biografia postuma del sovrano, evidenziando un'immagine negativa dei merovingi e la loro mancanza di potere reale.
- Nel regno merovingio, le cerimonie religiose e i rituali di incoronazione erano assenti, a differenza della simbologia religiosa che caratterizzerà i carolingi.
- La religione imperiale romana, pur influenzando i merovingi, non si tradusse in un legame sacro tra il potere politico e quello divino durante il loro regno.
- La transizione al regno carolingio segna un cambiamento significativo, con Carlo Magno che ristabilisce una connessione con la tradizione romana in chiave cristiana.
- Bloch sottolinea la differenza tra l'impero carolingio e quello bizantino, evidenziando come solo i carolingi non attribuissero una natura divina agli imperatori, mantenendo invece un legame cristiano.
Eginardo e i merovingi
Eginardo è collaboratore di Carlo Magno e autore della sua prima biografia (postuma), Vita Karoli. Nella parte introduttiva si ha un ritratto ampiamente negativo dei merovingi, che influenza la storiografia fino ai tempi di Bloch. In una ricostruzione oggi rifiutata, egli afferma che i merovingi rimasero al comando, con dominio nominale, per circa un secolo e mezzo (VII-VIII sec.) in balia dei maestri di palazzo che poi ne presero il posto: in tutto questo periodo, quindi, il sovrano non aveva alcuna particolare connotazione religiosa, per lo meno in senso cristiano (e ciò vale anche per i re d’Inghilterra).
La religione imperiale e i merovingi
Nessuna consacrazione tramite cerimonia ecclesiastica, piuttosto consuetudini mutevoli. Non esistono rituali di incoronazione, manca del tutto quella simbologia religiosa che sarà invece tipica dei carolingi. Bloch rifletta anche sull’eventuale permanenza di quell’ideologia imperiale romana (“religione imperiale”) che attribuiva elementi religiosi agli imperatori: esistettero sì degli imperatori taumaturghi (casi isolati come Vespasiano e Adriano), ma la religione imperiale rimase solo instrumentum regni, non ha la portata dell’elemento religioso della regalità medievale. Saranno le conquiste di Giustiniano nella guerra greco-gotica a indurre i franchi merovingi a distaccarsi dalla tradizione romana e dai suoi modelli (VI sec.). Anche se scomparve il culto imperale, Bloch ritiene che comunque rimase la tendenza a confondere tra loro le categorie del politico e del divino, in una interconnessone continua. Il regno merovingio è dunque un lungo periodo in cui la regalità non ha elementi di tipo religioso, né cristiano né di modello imperiale. La svolta sarebbe arrivata, su entrambi i versanti, con i carolingi.
La svolta carolingia
La vera e propria svolta imperiale avviene con Carlo Magno, che ristabilì il legame con la tradizione romana, ma in chiave del tutto cristiana, senza quella pagana religione imperiale che era stata assente per secoli. Ciò a rimarcare la differenza dal mondo bizantino, dove invece gli imperatori mai cessarono di qualificarsi come esseri divini, rimarca Bloch, dove sempre permane il ruolo di mediazione dell’imperatore con il sacro. Qui Bloch richiama due fonti: il trattato teologico Libri Carolini (VIII sec.) e il De ordine palatii di Incmaro di Reims, vescovo critico verso alcuni imperatori carolingi (IX sec.). I richiami che vengono qui individuati devono però essere solo considerati come “reminiscenze terminologiche”, affinità con i testi latini, non veri e propri contenuti di una religione imperiale.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Eginardo sui merovingi e il loro ruolo nel regno?
- Come si differenzia la regalità merovingia da quella carolingia in termini di religiosità?
- Qual è il ruolo della religione imperiale nel contesto merovingio secondo Bloch?
Eginardo presenta un ritratto negativo dei merovingi, sostenendo che rimasero al comando in modo nominale per circa un secolo e mezzo, mentre i maestri di palazzo esercitavano il vero potere, senza una connotazione religiosa significativa (VII-VIII sec.).
La regalità merovingia non possedeva elementi religiosi né cristiani né imperiali, mancando di rituali di incoronazione e simbologie religiose, mentre con Carlo Magno si ristabilisce un legame con la tradizione romana in chiave cristiana, segnando una netta svolta (Bloch).
Bloch osserva che, sebbene la religione imperiale fosse presente in forma isolata, essa rimase solo uno strumento del potere e non influenzò la regalità merovingia, che si distaccò dalla tradizione romana, mantenendo una confusione tra politico e divino (VI sec.).