Concetti Chiave
- Durkheim analizza le cause sociali del suicidio, evidenziando che, sebbene sia un atto individuale, è influenzato da fattori sociali.
- Esclude correlazioni tra suicidio e malattia mentale, sostenendo che fattori come razza e clima non sono rilevanti per il fenomeno.
- La sua teoria dell'anomia suggerisce che l'indebolimento dei legami sociali aumenta il rischio di suicidio, lasciando gli individui senza guida morale.
- Le differenze nei tassi di suicidio tra comunità religiose sono attribuite al grado di coesione sociale, con i protestanti che presentano tassi più elevati.
- Il lavoro di Durkheim, pur influente, ha limiti significativi, tra cui l'inaffidabilità dei dati e la trascuratezza degli aspetti psicologici nel fenomeno del suicidio.
L'approccio di Durkheim al suicidio
Il lavoro empirico fondamentale di Durkheim è la sua ricerca sulle cause sociali dei suicidi, basandosi su studi preesistenti, dati d'archivio e altri documenti.
Durkhiem parte dalle acquisizioni della statistica e dall'idea che il suicidio, pur essendo un atto individuale, dipende da fattori sociali ed è perciò un fatto sociale: un insieme di fatti individuali che assumono rilevanza sociale.
Verificò che non c'era nesso tra suicidio e malattia mentale. Venne precedentemente introdotta l'idea che i suicidi siano legati alle condizioni sociali.
Analisi dei fattori extrasociali
Durkheim attraverso meticolose analisi dei dati statistici, passa in rassegna i fattori extrasociali e ad uno a uno li esclude.
Il suicidio non si può imputare, come abitualmente si fa, alle malattie mentali. Le statistiche dimostrano che non c'è correlazione tra tassi di suicidio e di follia.
Con ragionamenti statistici analoghi Durkhiem esclude che siano cause rilevanti la razza, l'ereditarietà, il clima, l'andamento stagionale della temperatura e l'imitazione.
Conclusioni di Durkheim sull'anomia
Durkheim arriva alla conclusione che i suicidi sono più probabili quando i legami sociali si allentano, l'individuo non è più integrato in una rete relazionale ed è lasciato in balìa di se stesso, senza la guida morale della società. Per indicare la particolare condizione in cui il controllo della società sull'individuo si indebolisce, parla di anomia, che propriamente significa assenza di norme. La completa anomia, la totale assenza di norme è impossibile ma di fatto possono crearsi situazioni caratterizzate da forte disgregazione, in cui gli individui non hanno sufficienti riferimenti e sono come tagliati fuori, sganciati dal tessuto sociale, è da lì che il rischio di autodistruzione si fa elevato.
La correlazione tra anomia e suicidi si basa su dati statistici di vario genere e su comparazioni, considerazioni e ragionamenti.
Differenze religiose e coesione sociale
Il tasso di suicidio è alto tra i protestanti, intermedio tra i cattolici e basso tra gli ebrei. Le differenze non sono riconducibili alla proibizione nelle diverse tradizioni religiose, ma bisogna tener conto del fatto che la comunità ebraica è la più coesa, la cattolica ha un grado di coesione intermedio e la protestante è la più individualistica. Questo fattore è quello determinante, perchè lo si ritrova in tutte le altre correlazioni che si possono analizzare.
Il suicidio è più diffuso nelle società con un grado maggiore di istruzione.
La frequenza dei suicidi è più bassa nelle donne che partecipano maggiormente alla vita famigliare e religiosa.
Critiche al lavoro di Durkheim
Il lavoro di Durkheim sul suicidio è di grande interesse per la storia della sociologia, tuttavia presenta seri limiti: i dati adoperati non sono sempre attendibili, perchè l'uso di determinate fonti implicava distorsioni, non considerate da Durkheim; i ragionamenti statistici lasciano spesso a desiderare e possono apparire grossolani al ricercatore di oggi; inoltre, l'ostinazione nel trascurare gli aspetti psicologici si traduce nella impossibilità di capire effettivamente il fenomeno.
Domande da interrogazione
- Qual è l'approccio di Durkheim nel suo studio sul suicidio?
- Qual è il concetto di anomia secondo Durkheim?
- Come influiscono le differenze religiose sul tasso di suicidio?
- Quali sono le critiche principali al lavoro di Durkheim sul suicidio?
Durkheim analizza il suicidio come un fatto sociale, sottolineando che, sebbene sia un atto individuale, è influenzato da fattori sociali. La sua ricerca si basa su dati statistici e documenti preesistenti, escludendo il nesso tra suicidio e malattia mentale.
L'anomia, secondo Durkheim, è la condizione in cui i legami sociali si allentano e l'individuo perde riferimenti morali, aumentando il rischio di suicidio. Egli sostiene che la mancanza di norme sociali porta a situazioni di disgregazione, dove gli individui si sentono isolati.
Durkheim osserva che il tasso di suicidio è più alto tra i protestanti, intermedio tra i cattolici e basso tra gli ebrei. Questa differenza è attribuita al grado di coesione sociale delle comunità, con quella ebraica risultante la più coesa e quella protestante la più individualistica.
Le critiche al lavoro di Durkheim includono l'affidabilità dei dati utilizzati, la superficialità dei ragionamenti statistici e la trascuratezza degli aspetti psicologici, che limitano la comprensione del fenomeno del suicidio.