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Storia della bonifica del territorio padano

Tutto il territorio padano è sempre stato terra di bonifica.
Già nel 1156, viene testimoniata l’esistenza di un’attività di lavoratori per costruire arginature, ponti, sostegni e chiaviche.
Nonostante ciò, la maggior parte della bonifica nel nostro territorio fu eseguita tra il 1566 e il 1572 anche se la bonifica fu dichiarata conclusa soltanto nel 1580.
Il risultato di questa impresa fu cospicuo: l’entità della superficie agricola fu almeno di 32.500 ettari.
Una seconda stagione di bonifiche e di trasformazioni territoriali si aprì con l’Unità d’Italia e con le conquiste della rivoluzione industriale.
Verso il 1871 parti la nuova Grande Bonificazione Ferrarese, dopo che la Società Bonifica Territori Ferraresi, aveva acquistato in proprietà di ben 15.182 ettari di valli. L’impresa consistette nel convogliare a Codigoro tutte le acque di scolo nel nuovo impianto idrovoro, insieme al gigantesco impianto di sollevamento a vapore sorto in riva al Volano ed entrato in funzione nel 1874. Il territorio bonificato era ormai una delle aree cerealicole più produttive del Paese.

Le stagioni di bonifica si susseguirono per tutto il resto del ‘900, a partire dagli anni ’20 con la possibilità di ricavare terre anche dalle valli di Comacchio e con i lavori di bonifica del territorio di Burana di oltre 100.000 ettari, fino alla metà degli anni ’60 con il prosciugamento della Valle del Mezzano di oltre 20.000 ettari. La stagione dei prosciugamenti volgeva ormai al termine.

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