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Verso la metà del ‘700 si comincia ad intuire che il terremoto è causato dalla propagazione di onde. Dopo un secolo Mallet, interessato ai terremoti (dopo la lettura di un volume), grazie alla sua esperienza di ingegnere capì che per studiare i terremoti era indispensabile analizzare come si propagano le onde meccaniche. Studiando le esplosioni nelle cave si rese conto che la terra faceva un sussulto dopo l’esplosione dovuto alla propagazione delle vibrazioni, con alcuni esperimenti capì che le onde elastiche si muovono con velocità diverse a seconda del terreno dentro cui si muovono (lente nella sabbia, veloci nel granito), inoltre studiando il terremoto di Napoli e gli effetti sugli edifici capì che il movimento del terreno era stato causato da un’onda di compressione dovuta a una flessione o rilassamento dei materiali elastici e conseguente frattura. Inoltre compilò una carta della distribuzione della sismicità delle regioni mediterranee dove si nota che i terremoti si manifestano lungo fasce sismiche. Alla fine dell’800 Milne impiegando nuovi sismografi molto sensibili riconobbe l’esistenza di onde sismiche diverse che si muovevano a velocità diverse e riuscì a calcolare la distanza di un terremoto in base al ritardo di onde generate insieme. Dopo il terremoto di Tokyo, dove il terreno si era sollevato da un lato e abbassato dall’altro, si capì che nei grandi terremoti gli spostamenti di ampi settori di terreno lungo le faglie non sono conseguenza del terremoto ma movimenti lungo le faglie che fanno vibrare le rocce. Reid grazie al terremoto di San Francisco capì il meccanismo che origina i terremoti.

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