Concetti Chiave
- La distinzione tra esistenza ed essenza è centrale nel pensiero di Marcuse e si basa sul confronto con la dialettica di Hegel, evidenziando il rapporto tra adeguamento al dato e potenzialità irrealizzate.
- Hegel distingue tra intelletto e ragione: l'intelletto coglie dati separati e superficiali, mentre la ragione integra questi dati in una visione dialettica, contrariamente alla concezione kantiana.
- Marcuse sottolinea l'importanza della ragione nel ripristinare l'unità nelle relazioni sociali, mirando a una società razionale che soddisfi i bisogni umani e superi il conformismo.
- Il metodo dialettico, secondo Marcuse, deve essere applicato per comprendere il divenire storico dei dati, permettendo di superare la distinzione tra esistenza ed essenza e di realizzare potenzialità irrealizzate.
- Marcuse propone il "regno della libertà" come obiettivo finale, dove soggetto e oggetto sono riconciliati, evitando l'errore di un'autonomia individuale disgiunta dal contesto sociale.
La distinzione esistenza-essenza
La distinzione esistenza-essenza è fondamentale per comprendere il pensiero di Marcuse, nel quale assume le sembianze di rapporto tra adeguamento al dato-potenzialità irrealizzate. Sono tutti concetti che rimandano a Hegel, in particolare nel resto Ragione e rivoluzione il confronto è serrato. Gli autori della Scuola di Francoforte si rifanno all’interpretazione della sinistra hegeliana, che applicò la dialettica di Hegel al mondo sociale, con poi la direzione presa radicalmente da Marx.
Intelletto e ragione secondo Hegel
Da un punto di vista hegeliano, si distingue tra intelletto e ragione, facoltà con compiti e ambiti diversi. L’intelletto è la facoltà del senso comune, che rimane in superficie, cogliendo semplicemente i dati separati tra loro e distinti, anche opposti. La ragione è la facoltà dialettica, che è in grado di mettere in relazione dialettica i dati che sono colti separatamente dall’intelletto. Reintegra nella totalità i dati singoli, gli elementi opposti. L’intelletto appartiene al senso comune, mentre la ragione alla speculazione filosofica. Questa distinzione ribalta la concezione di Kant che basa la nostra conoscenza teoretica sull’intelletto, mente la ragione appartiene alla sfera della prassi. L’intelletto dal punto di vista di Hegel è invece senso comune, ma non solo quello dell’uomo della strada, ma dello scienziato, del filosofo neopositivista. Il lavoro dell’intelletto è retto dal principio di non contraddizione, in una moltitudine di cose in relazione che si trasformano, ma l’una non è mai l’altra. Un’entità così definita e isolata è finità, e in virtù di ciò si oppone a ogni altra cosa. È il modo con cui la scienza guarda oggettivamente al mondo, il modo con con cui lo fanno anche i positivisti, ma anche tutti noi. Una maniera empirica e superficiale.
Marcuse e i rapporti socioeconomici
In Marcuse, l’aspetto teorico rimanda sempre ad un livello di rapporti socioeconomici. Alla prospettiva teorica hegeliana quindi, corrispondono degli antagonismi di fatto, un mondo come sistema fisso di cose e opposti inconciliabili. Un modello di pensiero che riflette una realtà in cui è impossibile venire incontro ai bisogni reali degli uomini. Una società non razionale. Alla base di ogni antagonismo, monade, riflessione isolata, c’è invece un’unità che deve essere compresa e realizzata dalla ragione, che deve operare sia a livello teorico che sociale, per restaurare in una società razionale l’unità perduta nelle relazioni sociali. Non dominati e dominatori in una società opulenta, ma l’economia al servizio dei bisogni degli uomini in una società razionale. Ragione che è motivata dall’esigenza di restaurare unità e totalità.
Il metodo dialettico di Marcuse
Ma come può avvenire tutto ciò? La meccanica del conformismo, le potenzialità irrealizzate e l’incapacità di andare al di là del dato dipendono proprio dal fatto che l’uomo comune, in quanto manipolato dal sistema, è incapace di applicare la ragione, limitandosi alla percezione, le manipolazioni dell’intelletto. Il senso comune crede ci sia immediata identità tra essenza e esistenza, la prima delle quali può risultare soltanto da un’azione della ragione. Quindi abbandonare il senso comune per il pensiero speculativo. Il metodo dialettico hegeliano deve essere applicato da un lato al livello del pensiero, cioè per superare l’incapacità dell’intelletto di cogliere l’unità alla base degli antagonismi; dall’altro in chiave soprattutto politica e sociale, per superare il conformismo imperante, andare al di là della distinzione esistenza-essenza, cioè mettere in atto la potenzialità dell’esistenza traducendola in essenza. Possiamo rendere razionale l’esistenza, quindi rendere razionale la società. Marcuse, alla luce della convinzione che ci sia un rimando tra livello riflessivo e societario, utilizza il metodo dialettico in funzione politica. Il metodo dialettico mette in prospettiva il dato, lo studia nel suo divenire, non accettandolo in quanto tale senza la dimensione storica. Dato studiato come prodotto di una storia e come qualcosa che produrrà altro. Per questo il metodo dialettico è in grado di cogliere l’esistenza in quanto tale e non come essenza, è in grado di capire che esiste una potenzialità irrealizzata di cui si può andare al di là.
Alienazione e libertà secondo Marcuse
Il binomio può essere letto anche alla luce del concetto marxiano di alienazione. Se l’atto che appare non necessariamente è l’essenza, ciò significa che il mondo umano e storico è alienato, cioè non è la sua vera natura, è altro da sé. Se noi capiamo questo, è inevitabilmente un obbligo politico intervenire per ripristinare la vera natura del mondo umano, storico e sociale. Gli esseri realmente razionali, cioè che esercitano davvero la ragione speculativa e non sono manipolati dal sistema, dovrebbero assumere come primo atteggiamento nei confronti dell’aspetto della realtà uno scetticismo che li porti a credere che la realtà nella sua forma immediata non è l’ultima realtà.
Marcuse delinea quindi l’obiettivo che si deve perseguire, cioè sempre lo stesso, un obiettivo che dia autonomia all’individuo, un “regno della libertà”. Ma attenzione: esso non può consistere nell’indipendenza e autonomia del singolo rispetto al mondo. È un errore che hanno commesso Kant e Fichte, immaginando un singolo autonomo rispetto al mondo che è altro da sé. Il regno della libertà è un assoluto in cui soggetto e oggetto sono riconciliati. Non può esserci libertà che un soggetto ripiegato su se stesso possa cogliere.
Domande da interrogazione
- Qual è la distinzione fondamentale nel pensiero di Marcuse?
- Come Hegel distingue tra intelletto e ragione?
- Qual è il ruolo della ragione nella società secondo Marcuse?
- Come può il metodo dialettico di Marcuse superare il conformismo?
- Qual è l'obiettivo del "regno della libertà" secondo Marcuse?
La distinzione esistenza-essenza è cruciale per comprendere il pensiero di Marcuse, evidenziando il rapporto tra adeguamento al dato e potenzialità irrealizzate, in un contesto influenzato dalla dialettica hegeliana.
Hegel distingue l'intelletto come facoltà del senso comune, che percepisce dati separati, dalla ragione, che è dialettica e integra questi dati in una totalità, contrariamente alla concezione kantiana.
La ragione deve operare per restaurare l'unità nelle relazioni sociali, superando gli antagonismi e rendendo l'economia al servizio dei bisogni umani, in una società razionale.
Il metodo dialettico deve essere applicato per superare l'incapacità dell'intelletto di cogliere l'unità e per tradurre le potenzialità irrealizzate dell'esistenza in essenza, rendendo razionale la società.
Il "regno della libertà" è un assoluto in cui soggetto e oggetto sono riconciliati, contrariamente all'idea di un'indipendenza del singolo, e richiede un esercizio della ragione speculativa per ripristinare la vera natura del mondo umano.