Concetti Chiave
- Il film "Tutto quello che resta di te" di Cherien Dabis narra la storia palestinese attraverso le esperienze di tre generazioni di una famiglia, mostrando l'impatto dei soprusi sulla vita individuale.
- La vita sotto occupazione è rappresentata dalla figura di Salim, che vive in un campo profughi e affronta un ambiente oppressivo che distrugge i legami familiari e la dignità personale.
- Il coprifuoco è un elemento cruciale nel film, evidenziando come l'occupazione costringa Salim a umiliarsi per proteggere suo figlio dalle violenze dei soldati, compromettendo l'unità familiare.
- Salim e sua moglie compiono un atto di resistenza donando gli organi di loro figlio ai soldati, dimostrando la complessità della loro situazione e la ricerca di umanità anche in circostanze disperate.
- Il film critica l'inefficacia della comunità internazionale, in particolare dell'ONU, nel fermare le azioni di Israele, mettendo in luce come la struttura del Consiglio di Sicurezza influisca negativamente sulla giustizia e sui diritti umani.
La storia di una famiglia palestinese
In “Tutto quello che resta di te”, la regista americana-palestinese Cherien Dabis racconta la storia palestinese dell’ultimo secolo, in un’opera toccante, e molto efficace nell’umanizzarla, e mostrare come questa abbia inciso sulle vite dei singoli.
Infatti il film, che struttura la narrazione in tre spezzoni, ognuno dei quali per una generazione della stessa famiglia, è molto attento a comunicare il graduale intensificarsi dei soprusi: ogni schermaglia spezza un nuovo legame, dunque porta un nuovo grado di disumanizzazione.
Prima Sharif e sua moglie sono espropriati della casa e dal loro aranceto familiare subito dopo il ritiro delle truppe inglesi del 1948, quando Giaffa cade sotto il controllo degli israeliani: il capofamiglia cerca di proteggere la proprietà, ma senza successo, perché è catturato e sfruttato come manodopera schiavile proprio per costruire i “cunei”, insediamenti ebrei che sono i primi strumenti della colonizzazione sionista. Ma come i proverbi recitano non è un tetto che fa la famiglia, e i figli di Sharif crescono, ma lui non riuscirà a dimenticare la nakba.
Qual è la vita sotto occupazione?
Anni dopo suo figlio Salim è ormai adulto, e vive con suo padre, sua moglie Hanan e suo figlio Noor. Insegna nella scuola di uno dei tanti campi profughi della Cisgiordania, dove è già nata una nuova generazione. Qui si vede chiaramente come, dopo la Guerra dei Sei Giorni si è ormai affermato il sistema del carcere a cielo aperto, con recinzioni elettrificate che circondano i cunei che costellano il territorio, e un coprifuoco arbitrario. Proprio il coprifuoco è il motivo storico di uno dei momenti più impressionanti, del film, dove Salim si umilia davanti a Noor per cercare di evitare le violenze dei soldati di pattuglia, e così facendo perde il legame con suo figlio: l’occupazione ha distrutto anche l’unità della famiglia.
Qualche anno più tardi, poco prima della prima intifada, Noor è ormai adolescente, e, finendo nel bel mezzo di una delle prime sommosse, che viene sedata con la violenza, è ferito alla testa. Ecco dunque che comincia la battaglia dei genitori con il mostro burocratico, che, con un mero permesso di carta, condanna alla morte il ragazzo.
La resistenza e l'umanità
Tutti i pezzi cosi si compongono: Salim è privato della terra, della dignità, ed infine del figlio, ma con la moglie compie l’ultimo atto di resistenza supremo, rifiutando di rinunciare alla sua umanità, e donando gli organi di suo figlio ai suoi carnefici, poiché “sono comunque vite”.
Dopo la visione è impossibile interrogarsi sul perché, un popolo sopravvissuto alla diaspora e al più crudele genocidio della storia, ne abbia condannato un altro allo stesso destino, per dare un termine al proprio esilio, e come tutto ciò sia avvenuto senza che la comunità internazionale, nella forma dell’ONU, non abbia influenzato minimamente le azioni di Israele. Alla seconda domanda molti direbbero che la risposta è strutturale, nell’organizzazione del Consiglio di Sicurezza secondo il potere di veto, data però dalla consapevolezza degli stati fondatori nel dopoguerra che il principio democratico non si può applicare in un consesso i cui partecipanti solo in esigua minoranza seguano i valori liberali. Quindi in definitiva, la massima di Lord Gladwyn Jebb, diplomatico britannico e primo Segretario Generale “pro tempore” delle Nazioni Unite nel 1945–46, rimane inoppugnabile:
“The United Nations is only a mirror of the world; if the mirror reflects badly, it is not the fault of the mirror.”
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale del film "Tutto quello che resta di te"?
- Come viene rappresentata la vita sotto occupazione nel film?
- Qual è l'atto di resistenza compiuto da Salim e sua moglie?
- Qual è la critica alla comunità internazionale espressa nel film?
- Qual è la riflessione finale sulla condizione del popolo palestinese?
Il film di Cherien Dabis racconta la storia palestinese dell'ultimo secolo, umanizzando le esperienze di una famiglia e mostrando come l'occupazione abbia inciso sulle loro vite, evidenziando il graduale intensificarsi dei soprusi.
La vita sotto occupazione è descritta attraverso la figura di Salim, che vive in un campo profughi e affronta il sistema del carcere a cielo aperto, evidenziando come l'occupazione distrugga anche i legami familiari, come dimostrato dalla sua umiliazione davanti a suo figlio Noor.
Salim e sua moglie compiono un atto di resistenza supremo donando gli organi di loro figlio ai soldati, rifiutando di rinunciare alla loro umanità nonostante la perdita e la sofferenza.
Il film critica l'inefficacia della comunità internazionale, in particolare dell'ONU, nel fermare le azioni di Israele, suggerendo che la struttura del Consiglio di Sicurezza e il potere di veto degli stati fondatori impediscano un intervento significativo.
La riflessione finale mette in discussione perché un popolo che ha subito una diaspora e un genocidio possa condannare un altro popolo a un destino simile, evidenziando la complessità e l'ingiustizia della situazione attuale.