Recensione del film “Quasi amici”

Diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano “Quasi amici” è una commedia della durata di 113 minuti. Prodotto in Francia nel 2011 e uscito nelle sale italiane il 24 febbraio dell’anno successivo, risulta essere il film francese di maggior successo della stagione.
La scena d’apertura del film mostra il giovane immigrato senegalese Driss mentre è alla guida della Maserati di Philippe, milionario tetraplegico, a cui presta assistenza. A causa della guida spericolata, i due vengono inseguiti e fermati dalla Gendarmeria: d'accordo con Philippe, Driss finge davanti agli agenti che Philippe ha l'urgenza di recarsi in ospedale a causa della sua malattia, riuscendo così a ingannare la polizia.
Un lungo flashback racconta poi, la storia dei due uomini dall’inizio, da quando le loro vite si sono incrociate. Philippe è alla ricerca di un badante personale e Driss si presenta come tale pur non avendo alcun requisito né tanto meno un’ambizione a farsi assumere; il suo scopo, infatti , è solo quello di riuscire ad ottenere un foglio firmato per poter ricevere il sussidio di disoccupazione.

Pur essendo ovviamente sconsigliato dalla propria segretaria Magalie, Philippe assume Driss, che in un primo momento rimane sorpreso ma che in seguito accetta volentieri di trasferirsi in una casa signorile. Driss si prende doverosamente cura del suo assistito anche se inizialmente incontra alcune difficoltà. Tra i due nascerà un’amicizia folle ma non impossibile che finirà per cambiare inaspettatamente la vita di ognuno.
Basato su una storia vera, il film “Quasi amici” pur presentando temi seri è capace di divertire e intrattenere, merito anche della bravura del protagonista, Driss interpretato da Omar Sy, la cui spensierata ed insolente comicità riesce a trasmettere la voglia di vivere. Driss è capace inoltre, di provare un diverso genere di pietà, quella che dà la forza di continuare ad andare avanti e che non avvilisce né permette di autocommiserarsi. Driss apprende molto dal suo amico-paziente: da troppo tempo abituato a vivere di espedienti, scopre, prendendosi cura di lui, cosa vuol dire impegnarsi a fondo e con dedizione a un compito spesso sgradevole.
Philippe rappresentato da François Cluzet, sceglie Driss come suo badante per non sentirsi diverso e giudicato, ma soltanto una persona umana con desideri e volontà, con cui chiacchierare, ridere e scherzare; rivendica solo il suo diritto alla felicità, non ha bisogno di compassione vuole solo vivere. In fondo Philippe è pienamente in grado di intendere e di volere anche se è bloccato dal collo in giù e per questo si trova molte volte a discutere con Driss, riguardo i loro gusti diversissimi: Philippe è un ricco e colto parigino, ama la musica classica, la pittura astratta; Driss invece, ama soprattutto la musica ritmica e guidare veloce.
Nonostante queste enormi diversità, ognuno dei due ha bisogno dell’altro per essere sé stesso e accettare l’altro per quello che è, senza volerlo cambiare a tutti i costi. È questo il cuore del film: prendersi cura dell’altro con tutto se stesso, comprese le proprie fragilità personali e le proprie difficoltà, anche se ciò non guarirà una persona da una malattia da cui non si può guarire, ma potrà curare la persona, infonderle la speranza, darle una prospettiva di vita vera.
Infine questo film non ha la presunzione di insegnare, ma semplicemente la sincerità di mostrare che un altro mondo è possibile. Dimenticando la pietà non assistiamo più ad una vicenda che ha per protagonisti un ragazzo e un portatore di handicap, ma ci concentriamo con semplicità sulla storia di due uomini, diversi forse, ma entrambi semplicemente uomini.

Hai bisogno di aiuto in Cinema?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email