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Il calendario

Nell’antichità molti popoli misuravano il tempo in funzione delle fasi lunari, prendendo il mese lunare come unità di misura. Presto ci si accorse, però, che i giorni e le stagioni non venivano dati dalla Luna, bensì dal sole, quindi sarebbe stato più utile e preciso basare la divisione del tempo sui moti apparenti del Sole. Nacque così il calendario.
Fino a Giulio Cesare, l’anno era composto da 355 giorni e diviso in 12 mesi lunari. Poiché l’anno solare è di 365 giorni (circa 365 giorni e ¼), in pratica l’anno solare romano si trovava indietro di 11 giorni, per cui ogni due anni si aggiungeva un mese intercalare di 22 giorni. Tuttavia, anche questa soluzione non permise di raggiungere un calcolo esatto, anzi, l’aggiunta di un mese intercalare creò un grande confusione.

Giulio Cesare, pensando che l’anno solare corrispondesse a 365 giorni e 6 ore, decretò che normalmente l’anno fosse di 365 giorni e che ogni quattro anni, l’anno fosse di 366: il giorno in più corrispondeva alla somma delle 6 ore per quattro anni. Si venne così a creare un mese in più, il mese di febbraio, chiamato bisestile. Perché fu chiamato bisestile (dal latino “bis sexto die”)?
I Romani avevano l'abitudine di contare i giorni, sottraendoli a determinate festività, come le Idi e le Calende, contando, però, anche il giorno di partenza; di conseguenza, nell’anno comune, tra il 24 febbraio e il 1º marzo (=Calende di marzo) ci sono appunto sei giorni (24 febbraio-25 febbraio-26 febbraio-27 febbraio-28 febbraio-1 marzo).
Negli anni bisestili, con il mese di febbraio di 29 giorni, il giorno 24, che nell’anno comune, era sexto die, sarebbe diventato septimo die, ma dato che septimo die esisteva già ed era il giorno 23, i Romani chiamarono il giorno in più bis sexto die da cui è derivato l’aggettivo “bisestile".
Tuttavia anche nei calcoli di Giulio Cesare esisteva un errore in quanto il valore dell’anno era inferiore di 11 minuti a quello reale. Con il passar del tempo, questo ritardo si accumulò a tal punto che nel 1582 esso aveva raggiunto un valore di 10 giorni.
Fu così che Papa Gregorio XIII attuo un’ulteriore riforma (calendario gregoriano):

    1) Il 5 ottobre del 1582 diventò automaticamente 15 ottobre
    2) Gli anni che indicavano il secolo sarebbero stati bisestili solo se le prime due cifre fossero divisibili per 4 (1600 e 2000 bisestili, ma non 1700, 1800, 1900). Invece nel calendario giuliano essi erano tutti bisestili
    3) Gli altri anni sono bisestili se il numero formato dalle decine e dall’unità è divisibile per 4: 1980 è bisestile, ma non 1990)

Oggi quasi tutti i popoli seguono il calendario civile e contano gli anni dalle nascita di Gesù Cristo. Fanno eccezione i musulmani che contano gli anni dal 622 dell’era cristiana, data della fuga di Maometto dalla Mecca a Medina. Il calendario musulmano ha l’anno comune di 354 giorni, diviso in 12 mesi lunari che alternativamente hanno 29 o 30 giorni ciascuno.
Pertanto, nel calendario gregoriano, l’anno è di 365 giorni (366 per l’anno bisestile, ogni 4 anni), 12 mesi (4 da trenta giorni, uno da 28 o 29 e i rimanenti di 31 giorni). Il nome dei giorni della settimana hanno origini etimologiche latine, nella domenica ha prevalso il nome cristiano): lunedì giorno della luna), martedì (dedicato a Marte), mercoledì (giorno di Mercurio), giovedì (giorno di Giove), venerdì (giorno di Venere). Sabato ci riporta, invece, ad una etimologia ebraica. Anche il nome dei mesi risale alla tradizione romana.

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