Concetti Chiave

  • Gozzano nasce a Torino nel 1883 e mostra fin da subito una vocazione poetica, pubblicando le sue prime liriche nel 1903.
  • Inizialmente influenzato da Gabriele d'Annunzio, si allontana da questo stile per abbracciare un romanticismo più autoironico e appartato.
  • La diagnosi di tubercolosi lo costringe a viaggiare sperando in una guarigione, ma contribuisce a un'esistenza più ritirata e alla sua prematura morte nel 1916.
  • Gozzano ha una visione critica della modernità, rifiutando il mondo frenetico della metropoli e considerandolo in contrasto con un passato ormai obsoleto.
  • L'ironia è centrale nella sua poesia, permettendogli di screditare i valori sociali e mantenere un distacco dalle lotte quotidiane e dalla disperazione.

Infanzia e Formazione

Nacque il 19 dicembre 1883 a Torino da genitori originati di Agliè, nel basso Cavanese, dove avevano ville e possedimenti, fu uno studente abbastanza svogliato: frequentò le scuole elementari dai padri barnabiti, in seconda ginnasio al liceo Cavour fu bocciato e dovette ripetere l’anno. Nel 1904 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, senza però conferire la laurea, preferendo ai corsi di Diritto le lezioni di Arturo Graf, professore di Letteratura italiana e poeta.

Vita Letteraria e Amicizie

La sua vocazione poetica si manifestò precocemente, nel 1903 con la pubblicazione delle prime liriche sul “Venerdì della contessa”, un foglio bisettimanale che si stampava allora a Torino, si atteggiò da esteta dilettante a causa dell’influenza di Gabriele d’Annunzio. Accompagnato da questa fama di dandy, cominciò a introdursi anche nei ritrovi letterari della sua città, stringendo amicizia con Carlo Vallini, Giulio Gianelli e Carlo Chiaves, che avrebbero dato vita a uno dei principali cenacoli letterari: quello dei crepuscolari. Ma questa infatuazione dannunziana fu di breve durata, in quanto si convertì ben presto a ideali di vita più appartati di un esausto romanticismo pieno di autoironia, negli anni successivi molte liriche di Gozzano apparvero su giorni e testate periodiche e questo ci fa capire che il poeta promosse in realtà la propria fama con l’oculatezza di un consumato impresario di se stesso. Tra il 1907 e il 1908 intrecciò inoltre una breve e travagliata storia d’amore con la poetessa torinese Amalia Guglielminetti, ma non volle legarsi a lei, complice forse la tisi, che gli venne diagnosticata in quel periodo.

Malattia e Viaggi

In questi anni venne infatti trovata una lesione polmonare all’apice destro, primo focolaio di quella tubercolosi contro cui cercò di combattere per un intero decennio prima di arrendersi, Gozzano si trovò all’improvviso escluso dalla vita, sospeso alle soglie della morte e così iniziarono i viaggi in località marine nella speranza della guarigione. A questo scopo fu organizzato un viaggio in India, sostando a Benares, Ceylon e Bombay, la salute ne trasse scarso giovamento ma quei luoghi esotici gli ispirarono una serie di prose in forma epistolare che avrebbero visto la luce in volume solo dopo la sua morte nel 1917 con il titolo “Verso la cuna del mondo”, infatti lui si spense il 9 Agosto 1916 a Torino.

Visione della Modernità

All’origine della poesia di Gozzano sta la lucida percezione della svolta cruciale cui era giunta la civiltà all’alba del nuovo secolo, per effetto della modernizzazione e della nascita della società di massa, la stessa Torino offriva al poeta lo spaccato di questa rapida trasformazione. Gozzano non era né idolatra del moderno né difensore della tradizione: se da un lato rifiutava il mondo frenetico della metropoli futurista, dall’altro non nascondeva che i riti della vecchia società ottocentesca erano diventati irreversibilmente inattuali. Il passato appariva a lui come un museo delle cere, ma il suo decadentismo non si sposa con l’estetismo: decisamente brutte e di poco conto sono le dozzinali reliquie di un borghese “piccolo mondo antico”, egli inoltre tendeva ad estraniarsi dal mondo chiudendosi in una sorte di esilio volontario dalla vita. Per giustificare il suo appartarsi, poteva far leva sulla tisi, sapersi avviato alla morte precoce lo poneva infatti nelle condizioni di spirito più adatte a guardare con distacco alle lotte quotidiane intorno alle quali tanto inutilmente ci affanniamo, ciò che lo salva dalla possibile disperazione è l’ironia. Gozzano imparò infatti a screditare tutti i valori e i luoghi comini della società del tempo: la velocità e le macchina, la bellezza e l’azione, in quanto nessuno è in grado di resistere al tempo e alla morte.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le difficoltà scolastiche di Gozzano durante la sua infanzia?
  2. Gozzano si dimostrò uno studente svogliato, bocciato in seconda ginnasio e non completò la laurea in Giurisprudenza, preferendo le lezioni di Letteratura italiana.

  3. Come si manifestò la vocazione poetica di Gozzano?
  4. La sua vocazione poetica emerse precocemente nel 1903 con la pubblicazione di liriche sul “Venerdì della contessa”, influenzato inizialmente da Gabriele d’Annunzio.

  5. Quali esperienze influenzarono la vita di Gozzano durante la sua malattia?
  6. Gozzano combatté contro la tubercolosi per un decennio, intraprendendo viaggi in località marine e in India, dove scrisse prose che furono pubblicate postume.

  7. Qual era la visione di Gozzano riguardo alla modernità?
  8. Gozzano percepiva la modernità come una svolta cruciale, rifiutando sia il mondo frenetico della metropoli futurista sia i riti della vecchia società, trovando rifugio nell'ironia.

  9. In che modo la malattia influenzò la sua prospettiva sulla vita?
  10. La consapevolezza della sua malattia e della morte imminente portò Gozzano a estraniarsi dalla vita, sviluppando una visione distaccata e ironica delle lotte quotidiane.

Domande e risposte

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