Concetti Chiave
- Manzoni apprezza l'oggettività nel lavoro di Ripamonti, ma il suo metodo si basa sul confronto tra fonti per scoprire la verità.
- La peste fu inizialmente sottovalutata dalla popolazione, attribuita alle paludi e considerata un fenomeno lontano da prendere sul serio.
- La festa pubblica organizzata dal Re di Spagna contribuì all'escalation della malattia, ignorando i segnali di contagio.
- Manzoni critica il governo per l'abbandono dei lazzaretti, lasciando la gestione dell'epidemia ai cappuccini.
- Nel contesto di paura e caos, si cercò un capro espiatorio negli 'untori', ritenuti responsabili della diffusione della peste.
Nell’ introduzione del capitolo, Manzoni apprezza il lavoro di Ripamonti di ricerca sulla peste perché ne parla oggettivamente. Il tipo di ricerca di Manzoni, invece, è di confronto di varie fonti per arrivare alla verità; per lui intelligenza vuol dire razionalità.
Quali sono state le Reazioni Iniziali alla Peste?
Presentazione della peste come un climax ascendente, ed il primo conoscitore di questa, avvisò che era contagiosa ma nessuno lo ascoltò. Nella prima fase, la malattia fu sottovalutata e si addossò tutta la colpa alle paludi, si portavano ampolle contenenti erbe che, secondo i cittadini, se venivano annusate, allontanavano la peste. Per certificare che non si era contagiati si possedeva la così detta “bulletta” che accertava la tua salute. Ogni giorno la pestilenza aumenta sempre di più, e questo fu alimentato da fatto che il Re di Spagna organizzò una festa pubblica in piazza, che diede il via al culmine della malattia. In questo ambito, però, la guerra era tenuta più in considerazione della peste, che fu presa con superficialità anche se non era affatto lontana. Chiunque osava nominarla veniva beffato e la cosa non ebbe importanza, se non per il Cardinale Borromeo che si preoccupava di conoscere il numero dei morti e di sbarazzarsi dei vestiti degli ammalati.
La Diffusione della Peste a Milano
Nei primi di novembre, la peste arrivò a Milano, e tutti volevano sapere di chi era stata la colpa. Anche se non era certo, la colpa si diede ad un soldato che, mentre saccheggiava una casa, toccò i beni di un appestato, e contagiò sia se stesso che i suoi compagni. Coloro che s’ammalavano venivano portati di forza al lazzaretto: questo portava paura, muoveva la corruzione, propaga la peste. Chi pagava per chi non farsi portare al lazzaretto lo faceva per non perdere tutto quello che avevano, ma questo portava solo propagazione. Erano pochi i medici che si preoccupavano della peste, ma costoro venivano presi a sassate, quando ne parlavano.
Critica al Governo e Reazioni Sociali
Manzoni critica il governo, perché dei lazzaretti non se ne occupano loro, ma i cappuccini che facevano anche carità. La peste iniziò anche a toccare la nobiltà e solo così iniziò ad essere creduta, invece prima c’era sempre la speranza che la peste non ci fosse.
Caccia agli Untori e Conclusione
In questo clima di caos, c’era il bisogno di trovare dei colpevoli, un capro espiatorio: gli untori. Si pensava che questi fossero persone che con degli oli incontaminati di batteri della peste, ungessero le porte della gente. La presenza degli untori era determinata da due fatti: il primo è che fuori dal Duomo, si erano visti degli uomini ungere le panchine; il secondo è che le porte della città erano sporche di un liquido giallastro. L’incontro per la Pentecoste favorì, ancora di più, il contagio. Alla fine del capitolo troviamo un intervento Manzoniano che dice che prima di agire, è bene pensare.
Domande da interrogazione
- Qual è l'approccio di Manzoni nella sua ricerca sulla peste rispetto a quello di Ripamonti?
- Come venne inizialmente percepita la peste a Milano?
- Quali furono le conseguenze della festa pubblica organizzata dal Re di Spagna?
- Qual è la critica di Manzoni nei confronti del governo riguardo alla gestione della peste?
- Come si sviluppò la caccia agli untori durante l'epidemia?
Manzoni apprezza il lavoro di Ripamonti per la sua oggettività, ma il suo approccio è di confronto tra varie fonti per arrivare alla verità, sottolineando che l'intelligenza implica razionalità.
La peste fu inizialmente sottovalutata, con la colpa attribuita alle paludi e la gente che cercava rimedi come ampolle di erbe, ignorando i segnali di contagio.
La festa pubblica contribuì al culmine della malattia, poiché la gente ignorava la gravità della situazione, portando a un aumento dei contagi.
Manzoni critica il governo per non occuparsi dei lazzaretti, lasciando la responsabilità ai cappuccini, e sottolinea che solo quando la peste colpì la nobiltà la situazione venne presa sul serio.
In un clima di caos, si cercarono capri espiatori come gli untori, accusati di ungere le porte con oli contaminati, alimentando la paura e la paranoia tra la popolazione.