Concetti Chiave
- Alessandro Manzoni, nato nel 1785, è un autore fondamentale della letteratura italiana, noto per il romanzo "I Promessi Sposi", pubblicato tra il 1827 e il 1842, che tratta temi storici e sociali della Lombardia del XVII secolo.
- La provvidenza nell'opera è intesa come una forza divina che giustifica il male e premia i buoni, creando un'epopea provvidenziale, ma la critica moderna mette in dubbio questa visione, evidenziando una realtà più complessa.
- Manzoni descrive la provvidenza attraverso diversi personaggi, come Don Abbondio e Renzo, che vivono esperienze che riflettono la presenza di una grazia divina, anche se non sempre in modo chiaro e immediato.
- Il matrimonio di Renzo e Lucia è un esempio di come la provvidenza non si manifesti come una ricompensa materiale, ma come una grazia spirituale che richiede fiducia e fede da parte dei personaggi.
- La provvidenza è descritta come una dolce presenza che agisce nel cuore umano, portando conforto e speranza, anche in situazioni di sofferenza, senza manifestarsi in modo evidente o spettacolare.
In questo appunto viene descritta la provvidenza dei Promessi sposi del poeta Alessandro Manzoni. Di seguito viene riportata una breve descrizione dell’autore e del romanzo, cos’è la provvidenza descritta nell’opera e alcuni esempi a riguardo.
Informazioni salienti sull’autore e sull’opera
Alessandro Manzoni è nato il 7 marzo 1785 ed è ricordato per essere stato un poeta ma anche scrittore e filosofo italiano. È conosciuto per avere scritto il romanzo de “I Promessi Sposi” nel 1827, annoverato tra definito uno dei capolavori della letteratura mondiale. L’opera rappresenta il simbolo del Risorgimento italiano, non solo per il messaggio patriottico comunicato dal poeta ma anche perché getto le basi per lo sviluppo della moderna lingua italiana unitaria. Manzoni fu un potente sostenitore del cattolicesimo liberale in Italia. Il suo lavoro e il suo pensiero sono stati spesso contrapposti a quelli del suo più giovane contemporaneo Giacomo Leopardi dalla critica.La sua opera “I Promessi Sposi” è un romanzo appartenente al genere storico diffuso nel 1827 in tre diversi volumi che hanno subito numeri controlli fino ad arrivare alla versione definitiva pubblicata tra il 1840 e il 1842. Il romanzo è ambientato nella Lombardia del 1628, durante gli anni della dominazione spagnola, ricordato da tutti anche per la sua straordinaria descrizione della peste che colpì Milano intorno al 1630. Vengono affrontate numerose tematiche, a partire dalla natura illusoria del potere politico fino all'ingiustizia dei più deboli. Ogni personaggio descritto da Manzoni incarna una personalità differente: il parroco don Abbondio si presenta come un uomo dal carattere vile e ipocrita tipico di un prelato, il frate Padre Cristoforo, il cardinale Federico Borromeo si presentano come degli eroi ed altri ancora.
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Varie interpretazioni della Divina Provvidenza nell’opera de “I Promessi Sposi”
La critica del passato ha concepito il romanzo in un’ottica provvidenziale e idillica. Il male viene giustificato e riscattato da un’azione di grazia divina che porta i personaggi ad offrirsi alla provvidenza, una forza che li avrebbe ricompensati per le sofferenze patite sperimentando nella vita terrena la giustizia divina che premia i buoni e punisce i cattivi in una netta distinzione tra il bianco della fede e il nero del male. Nasce così l’idea di un’epopea provvidenziale. Dall’altra parte, la critica moderna rivisita questa tesi che vede l’influenza delle tematiche trattate nella Pentecoste vedendo in Manzoni la caduta di quella speranza che lo Spirito Santo potesse guidare l’umanità. Lo scrittore Italo Calvino sosteneva che ciò che rappresentava Manzoni, era una natura abbandonata da Dio e non si trattava di provvidenza. Anzi, secondo Calvino, Dio si manifestava per sistemare le cose attraverso la peste. Secondo il critico letterario Angelo Marchese la provvidenza non è una intelligenza nascosta che agisce nel corso della storia come una giustiziera per regolare le vicende umane. È vero che alla fine Renzo e Lucia si sposano ma come afferma Umberto Mariani: “La fine della tribolazione di Renzo e Lucia può facilmente sembrare ai personaggi del romanzo un premio divino ma le loro sofferenze sono state tanto reali quanto immotivate e la loro fine non ne cancella la realtà né le giustifica. Se alla fine del romanzo gli sposi sono felici essi d’altro canto lo sarebbero potuti essere fin dall’inizio. La fine viene vista come una punizione ma in che senso essa è diversa dalla morte di Padre Cristoforo? “Si potrebbe anche aggiungere la morte di Cecilia (episodio tratto dal de pestilentia di Federigo Borromeo) e di tutti gli innocenti.Quindi, la visione provvidenziale dei Promessi Sposi appartiene non tanto all’autore quanto ai personaggi stessi.
Esempi di Provvidenza all’interno dell’opera
Di seguito vengono riportati alcuni pezzi tratti dall’opera dei Promessi Sposi in cui è possibile comprendere il concetto di Provvidenza descritto dal poeta. Ecco alcuni esempi:- Nel capitolo 38 dei Promessi Sposi, Don Abbondio dice in riferimento alla morte di don Rodrigo: “Ah! è morto dunque! è proprio andato! Vedete, figliuoli, se la Provvidenza arriva alla fine certa gente. Sapete che l’è una gran cosa! un gran respiro per questo povero paese! che non ci si poteva vivere con colui. È stata un gran flagello questa peste; ma è anche stata una scopa; ha spazzato via certi soggetti, che, figliuoli miei, non ce ne liberavamo più: verdi, freschi, prosperosi: bisognava dire che chi era destinato a far loro l’esequie, era ancora in seminario, a fare i latinucci. E in un batter d’occhio, sono spariti, a cento per volta.”
- Nel capitolo 17 non appena Renzo fugge da Milano riconosce in un «po’ di paglia», su cui sta per sdraiarsi, un letto preparato dalla Provvidenza, e perciò s’inginocchia «a ringraziarla di quel benefizio, e di tutta l’assistenza che aveva avuta da essa, in quella terribile giornata»; dice poi «le sue solite divozioni», e chiede perdono a Dio «di non averle dette la sera avanti», anzi, precisa Manzoni, riferendo le parole del personaggio, «d’esser andato a dormire come un cane, e peggio».
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Provvidenza: il motore della storia
In generale, la provvidenza è una dolce presenza che agisce all’interno del cuor umano per grazia e non è visibile nello svolgimento dei fatti. Per questo non può essere accettata una tesi pessimistica che vede l’estrapolazione su un limitato campo di conoscenza dei concetti chiave manzoniani secondo cui la provvidenza esiste perché i personaggi mediocri la fanno esistere a causa del loro desiderio di infinito. Chi ha la fede, quindi, soffre di meno perché ha illusione che esista un ente superiore è una visione troppo razionalistica. La provvidenza esiste pur nell’irrazionalità alla conoscenza umana dei fatti sotto forma di un “deus absconditus”, senza clamorose manifestazioni e credenze sia questo il mondo migliore. Questo viene dimostrato nel matrimonio tra Renzo e Lucia non perché sia la prova che Dio punisca i cattivi e premi i buoni ma per far capire come la fede non sia un risarcimento materiale ma una grazia di ordine spirituale. Dio, infatti, interviene nella storia con la grazia sacramentale del matrimonio, che teologicamente sta ad indicare la vicinanza stessa della divinità, per effetto delle preghiere di Lucia, la conversione di Renzo e la fiducia nella provvidenza. Ciò lo si può notare nelle conseguenze che hanno vissuto tre personaggi nell’incontro con la provvidenza portata attraverso Renzo e Lucia affinché venga data loro la possibilità di convertirsi: Gertrude sta per convertirsi ma alla fine si chiude alla grazia; l’Innominato si apre con libero arbitrio alla grazia che scioglie il suo cuore violento; Don Rodrigo la grazia arriva attraverso Renzo che lo perdona, su consiglio di Padre Cristoforo. Non si sa se si salvi o meno perché “può essere castigo o misericordia”.Per ulteriori approfondimenti sulla Provvidenza come motore della storia vedi qui
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della provvidenza nell'opera "I Promessi Sposi"?
- Come viene interpretata la provvidenza da critici come Italo Calvino?
- Quali esempi di provvidenza si possono trovare nel romanzo?
- In che modo la provvidenza influisce sul destino dei personaggi?
- Come si differenzia la visione provvidenziale di Manzoni da quella dei suoi personaggi?
La provvidenza è vista come una forza che giustifica e riscatta il male, portando i personaggi a sperimentare la giustizia divina, con una netta distinzione tra il bene e il male (testo).
Calvino sostiene che Manzoni rappresenta una natura abbandonata da Dio, dove la provvidenza non è evidente, e il male, come la peste, è una manifestazione della sua assenza (testo).
Un esempio è quando Renzo riconosce un "letto preparato dalla Provvidenza" e si inginocchia per ringraziarla, evidenziando la sua fede e gratitudine (testo).
La provvidenza agisce attraverso le preghiere e le conversioni dei personaggi, come nel caso di Renzo e Lucia, mostrando che la fede è una grazia spirituale piuttosto che un risarcimento materiale (testo).
La visione provvidenziale appartiene più ai personaggi, che cercano giustificazioni per le loro sofferenze, mentre Manzoni presenta una realtà complessa in cui il male e la grazia coesistono senza risposte semplicistiche (testo).