Concetti Chiave
- Leopardi, nonostante le sue malattie, possedeva un animo eroico e un forte desiderio di vivere emozioni e avventure.
- Dopo un deludente soggiorno a Roma, Leopardi tornò a Recanati, frustrato dalla superficialità delle conversazioni nei salotti mondani.
- La fase dell'"Arido Vero" segna una svolta nel pensiero di Leopardi, evidenziando la sua visione pessimistica della Natura come matrigna e fonte di sofferenza.
- Leopardi passa dal pessimismo storico al pessimismo cosmico, affermando che l'infelicità è una condizione perenne per l'umanità in ogni epoca.
- Durante il suo "Silenzio Poetico", Leopardi non scrive poesie ma produce "Le Operette Morali", opere in prosa ricche di dialoghi ironici e riflessioni critiche.
Indice
L'Animo Eroico di Leopardi
Leopardi a dispetto di ciò che gli toccò nella sua vita, aveva un animo estremamente eroico, aveva quel desiderio di emozioni, momenti forti e d’imprese eroiche; ma non poté mai realizzarli perché gravemente malato.
Delusione Romana e Ritorno
Poi finalmente i genitori gli permisero di uscire da Recanati e raggiungere gli zii materni a Roma. Ma come spesso succede a chi desidera fortemente una cosa, la sogna per anni, rimane deluso. A Roma, infatti, frequenta salotti di mondanità dove vorrebbe trovare qualcuno con cui dibattere delle sue teorie, ma trova solo persone interessate al gossip, non c’è profondità; dunque decide di ritornare a casa.
L'Arido Vero e la Natura
Entriamo dunque in una seconda stagione leopardiana, quella dell’ ARIDO VERO, dove lui stesso dice che non scriverà più poesia perché in esso non c’è più la vena poetica, in quanto ha scoperto l’arido vero, ossia una verità arida, priva di linfa vitale, di fantasia, una verità durissima. La durissima verità di cui Leopardi parla è la vera essenza della Natura, ella non è quella madre benevola che permette con l’immaginazione di sognare e quindi d consolarsi, ma è la Natura stessa ad averci messo in questa condizione di sofferenza, la Natura è matrigna perché il destino dell’uomo è proprio quello di nascere con delle aspirazioni che non riuscirà mai a soddisfare, più una persona ha animo nobile più soffrirà. (concezione atea di Leopardi secondo cui la natura ci mette al mondo).
Pessimismo Cosmico e Infelicità
Questa svolta sul pensiero riguardante la natura porta ad un passo in più nella riflessione: dal pessimismo storico si passa al PESSIMISMO COSMICO. Non è più vero che gli uomini dell’antichità erano meno infelici e avevano più strumenti di consolazione, anche per loro la Natura era matrigna come per l’uomo di ogni epoca. La condizione di infelicità è perenne.
Silenzio Poetico e Operette Morali
Siamo proprio nel periodo più cupo della vita di Leopardi, tanto cupo che lui stesso arriverà a dire di non avere più poesia dentro e dunque non ne scriverà più. Infatti, lasciamo l’ultima composizione poetica ‘’l’Infinito’’ del 1819, e dovremmo aspettare 10 anni, ossia nel 1829 per un’altra poesia. Ovviamente, durante questi 10 anni di silenzio poetico, non rimane con le mani in mano ma scrive un’opera fondamentale ‘’Le Operette Morali’’ che sono delle prose, quasi tutti dialoghi tra creature immaginarie o personificazioni o personaggi storici, in cui molto spesso in forma ironica sostiene delle tesi molto precise, infatti in alcune operette dialogiche l’interlocutore è la proiezione dell’autore stesso.
Domande da interrogazione
- Qual è il desiderio di Leopardi nonostante le sue condizioni di salute?
- Qual è stata la sua esperienza a Roma e come ha influito sul suo ritorno a Recanati?
- Cosa intende Leopardi con il concetto di "arido vero"?
- Come si evolve il pensiero di Leopardi riguardo alla condizione umana?
Leopardi, nonostante la sua grave malattia, aveva un animo eroico e un forte desiderio di emozioni e imprese eroiche, che non poté mai realizzare.
A Roma, Leopardi si aspettava di trovare dibattiti profondi, ma si scontrò con la superficialità dei salotti mondani, portandolo a una delusione che lo spinse a tornare a casa.
Leopardi descrive l'"arido vero" come una verità dura e priva di fantasia, rivelando una Natura matrigna che genera sofferenza e delusione, in contrasto con l'immagine consolatoria di una madre benevola.
Leopardi passa dal pessimismo storico al pessimismo cosmico, affermando che la condizione di infelicità è universale e perenne, non risparmiando neppure gli uomini dell'antichità.