Operette Morali

Nel 1827 Leopardi scrive le operette morali. Egli finisce di scrivere i piccoli idilli nel 1823, e tra il 1823 e 1828 di poesia non ha scritto niente perché di ritorno dal viaggio a Roma il suo pensiero si è evoluto ed è passato alla fase del pessimismo cosmico. La poesia dei piccoli idilli era una poesia di immaginazione ed era frutto delle illusioni e dello stretto rapporto che l’uomo aveva con la natura. Nel momento in cui lui nel 1824 scopre che la natura è cattiva e che le illusioni sono inutili, non c’è più immaginazione, che era alla base della poesia classica e romantica, ma pone la ragione come unico mezzo per scoprire il male. Tra il 1824 e il 1827 non scrive poesie e scrive le operette morali. Esse sono 24 e sono un insieme di dialoghi e di novelle di argomento filosofico, affrontano il tema della morale e dell’etica quindi il comportamento e l’atteggiamento dell’essere umano. È una prosa filosofica e chiama tale prosa operette morali. Morali perché tratta l’argomento della morale, operette, invece, perché si rifà ai dialoghi di luciano di Samosata, si rifà ad un’altra opera che sono i Moralia di Plutarco, entrambi sono autori greci i quali avevano scritto delle opere di argomento filosofico. Le operette di leopardi però non sono opere serie come quelle degli scrittori greci ma sono opere che per lo più sono dialoghi che hanno un tono satirico, ironico che va a riportare dei concetti veri e questo aspetto semiserio ironico dello stile lo ritroviamo nel titolo: operette morali perché quando si legge operette si pensa a qualcosa di non impegnativo, di piacevole e sceglie questo titolo perché pur parlando di argomenti seri quali sono la morale lo fa in tono divertente e per questo poi il nome operette morali.
L’argomento filosofico che lui affronta è l’infelicità dell’uomo, la condizione dell’uomo e in modo particolare il rapporto con la natura, che è una matrigna cattiva che pensa solo a se stessa. In queste operette morali leopardi non ha fatto altro che riprendere la filosofia meccanicistica del 700 che era la filosofia degli illuministi e leopardi si rifà alla filosofia del 700 pur essendo lui uomo dell’800 però la formazione e educazione che aveva avuto risentiva di quelli che erano i concetti filosofici del 700 e riporta questi concetti nelle sue opere. Le operette morali hanno subito prima una censura civile e poi la censura della chiesa nel 1850 perché quello che scrive leopardi, anche se lo fa in maniera ironica, è molo forte poiché pone in primo piano l’infelicità dell’uomo il quale era indipendente da quella che è la religione, anche Manzoni aveva detto che l’età presente era triste però lui aveva la speranza perché in Manzoni l’uomo veniva guidato dalla divina provvidenza quindi egli si era rifugiato nella religione, leopardi invece no perché è un materialista non può credere nella religione tradizionale. Anche se ci ha creduto all’inizio perché la mamma era legata alle pratiche religiose e le aveva imposte al figlio però quando il figlio diventa grande e assume la capacità di pensare autonomamente non ha voluto più seguire la religione imposta dalla mamma ed è diventato ateo.

Struttura

Alcune di queste operette sono delle novelle cioè dei racconti, altre sono dei dialoghi e il dialogo è costruito sui dei personaggi, per i dialoghi si rifà a cicerone. In questi dialoghi molto spesso c’erano dei personaggi inventati o personaggi del passato come torquato tasso nel quale leopardi proietta se stesso. Alcuni personaggi sono figure fantastiche come i folletti, la natura che viene personificata. In queste operette morali con la costruzione e l’uso di personaggi irreali o del passato lui proietta il suo pensiero ed agiva poi a delle affermazioni che riguardano la vita dell’uomo che sono molto forti, alla cui base c’è la sua concezione del pessimismo storico.
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