Mongo95 di Mongo95
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Il termine teologia è di origine greca: discorso su Dio, analisi Dio. Intesa in questo senso non esiste nell’Islam, perché Dio è considerato troppo alto ed eterogeneo rispetto alle creature per essere conosciuto, anche analogicamente. Relazione e antologia sono invece gli aspetti più presenti nella teologia cristiana, a partine da Agostino e Tommaso: su di essi si fonda appunto l’idea della Trinità. È invece impossibile nell’Islam, perché Dio e le creature non hanno nulla a che fare ontologicamente.
La “teologia” islamica è quindi tendenzialmente apofatica (negativa), piuttosto che catafatica (positiva): di Dio bisogna negare tutto, cioè affermare cosa non è. Non è possibile affermare e sapere cosa Dio è. Quando i cristiani enunciano la dottrina della Trinità, pretendono di dire come è fatto Dio, quale è e come è la sua essenza.

Gli attributi islamici di Dio non si permettono di penetrare la sua essenza, che rimane fuori dal discorso umano. Non ha senso il “discorso su Dio”, perché Egli è fondamentalmente inconoscibile, gli attributi sono solamente dei “pertugi” attraverso i quali possiamo spiare la sua essenza.
Se in arabo esiste un termine per “filosofia”, così come uno per “democrazia” (anche se la sua origine è una traslitterazione), non esiste invece un termine per indicare il concetto occidentale di teologia. Però sono esistiti dei pensatori che hanno cercato di parlare qualche modo di Dio, ma questi “teologi” erano anche in maggioranza giuristi. Il ‘alim è sia il teologo che il giurista. L’idea del sacerdote che pensa strettamente a Dio non è contemplata. Il teologo per definizione è il faqih, il giurista. ‘alim è il sapiente in genere, non specificato religiosamente.
Esistono due termini per indicare il concetto di teologia:
a. kalam: generalmente la scienza da noi indicata come teologia, ma in arabo non significa “studio di Dio”, piuttosto “discorso”, “parlare”. Non a caso nel nostro medioevo i teologi musulmani erano scherniti come “loquentes”, cioè “gente che sa parlare”, chiaccheroni. Ghazali afferma che colui che pratica la scienza del kalam ha la funzione di “difendere la religione”, non elucubrare sull’essenza di Dio.
b. ‘ulum ilahiyya: letteralmente “rerum divinarum”, la scienza delle cose divine. Sembra più vicino al concetto di teologia, ma in realtà non si riferisce all’essenza di Dio, piuttosto la scienza dei Suoi atti (la Creazione, essenzialmente)

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