Mongo95 di Mongo95
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Apparentemente sono quelli che credono nella Sunna, ma è una definizione impropria, perché anche gli sciiti riconoscono il comportamento del Profeta, a cui aggiungono però la “sunna degli imam”, cioè ‘Ali e i suoi successori. I sunniti poi si definiscono “ahl al-sunna wa’l-jama’a”, cioè “quelli della sunna e della comunità.
La principale differenziazione con gli sciiti la si trova appunto nella dottrina dell’imamato. Anche i sunniti chiamano le loro guide politiche imam, ma non esiste tanto la figura del “califfo”, quanto piuttosto quella del amir al-mu’minin, il “principe dei credenti”.
Mawardi (m. 1058) teorizza questa dottrina sunnita:
a) Il califfo è elettivo, teoricamente da parte del popolo. Ciò accade in modo indirrtto per mezzo degli ‘ulema, cioè i rappresentanti del popolo. Quest ultimo offre poi al califfo il giuramento
di fedeltà. Una delle regole fondamentali del pensiero politico islamico è che il capo dello stato deve essere giusto e il governato deve obbedire. Il popolo promette di obbedirgli e, si presume, il califfo promette di essere giusto.

b) Il califfo deve essere un membro della tribù del Profeta, cioè un Quraysh. Inoltre deve essere uomo, maggiorenne, sano di corpo e di mente, capace di guidare l’esercito, e tutta una serie di altri prerequisiti
c) Detiene esclusivamente il potere esecutivo. Non può avere autorità religiosa, quindi non può nemmeno cambiare la legge, che è divina.
In questo senso il rapporto con gli ‘ulema, i detentori ufficiali dell’autorità religiosa, riveste un punto fondamentale. Nell’Islam l’autorità politica spesso strumentalizza la religione per legittimarsi il potere, in una forma di cesaropapismo. Nella storia islamica c’è sempre stato questo gioco politico: i capi dello stato hanno sempre cercato la legittimazione degli ‘ulema. Questa però non è la descrizione di una teocrazia: non è mai infatti accaduto che degli ‘ulema divenissero califfi.
In alcuni casi il califfo detiene anche una parte del potere giudiziario, cioè svolge il ruolo di giudice che applica la legge. Ma mai fa la legge.

Si è visto che l’imam, per gli sciiti, doveva essere un ahl al-bayt, cioè non solo della tribù di Muhammad ma della sua stessa famiglia.
Seconda differenza è che viene nominato dall’alto, cioè formalmente da Dio e praticamente nella successione padre-figlio. Inoltre, formalmente, ha anche potere legislativo, che in teoria opera su ispirazione divina. Può quindi cambiare la shari’a, perché è dotato della ‘isma, cioè è “impeccabile”. È un uomo perfetto, puro, non erra mai, come un profeta,

Califfo e imam sono quindi due personaggi con funzioni non solo diverse, ma quasi opposte.

Secondo punto nodale è la questione del rapporto con la Rivelazione, con il Corano. Se l’imam è perfetto, potenzialmente è migliore dello stesso Profeta. Quindi gli sciiti operano una distinzione:

a) natiq: “eloquente”, il profeta legislatore, cioè i rasul. Tra essi si vanno a collocare: Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad.
b) samit: “silente”, l’interprete segreto del natiq, è il suo wasi, l’erede. Tra loro si ricordano: Seth, Sem, Ismaele, Aronne, Simon Pietro e ‘Ali
Paradossalmente, in questo rapporto, il più importante è il samit, perché non si limita a portare la legge, ma la interpreta. Con tutto il conseguente rischio di divinizzazione e estremismi.
Per quanto riguarda il rapporto con il Corano, gli sciiti differenziano tra zahir (esteriore) e batin (interiore). È lo stesso principio teologico che sta alla differenza tra natiq (che porta lo zahir) e samit, l’imam (che intepretano, con il batin). C’è un duplice livello in tutto il Corano: ogni frase ha un significato letterale (zahir) ed un significato nascosto (batin). Solo l’imam conosce il batin, è colui che possiede l’autentica e profonda conoscenza del Corano interiore. Però non la comunica, perché l’uomo è intellettualmente debole e necessita che qualcuno gliela insegni.
Nell’idea di Khomeini, gli ‘ulema possono avvicinarsi al vero batin, che però rimane prerogativa dell’imam nascosto. Si tratta del concetto di ta’lim, l’“insegnamento d’autorità”.
I sunniti invece hanno una tendenza quasi opposta, cioè quella letteralista. Il Corano dice ciò che dice, non ci sono significati reconditi. I suoi versetti sono “tutti chiari”.

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