Mongo95 di Mongo95
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Storiograficamente ci si chiede quando, come e chi abbia messo per iscritto il Corano, problema fondamentale partendo dal presupposto che Muhammed fosse analfabeta. Si premette ovviamente che l'autore del Corano è solo Al-lah.
Ci sono delle opinioni divergenti: la tradizione vuole che alla morte del Profeta il Corano fosse soltanto tramandato oralmente, tranne qualche "annotazione" scoordinata vergata su pezzi di fortuna, mantenuto a memoria. I califfi successori (Abu Bakr, 'Omar, 'Uthman, 'Ali) si impegnarono principalmente in guerre, i conoscitori a memoria iniziano a morire (vecchiaia, in combattimento, etc). Ci si rende conto che si rischia di perdere la conoscenza del Corano. Quindi 'Omar ordina ad Abu Bakr di iniziare a "raccoglierlo". Si culmina con 'Uthman, che istituisce una commissione di scribi che raccolgono tutti i fogli esistenti, che vengono poi ordinati (siamo circa nel 650). Viene prodotto il mushaf, la "vulgata di 'Uthman". A quel tempo la lingua araba non era ancora definitivamente stabilita: Gli antichi manoscritti del Corano non hanno i segni diacritici e le vocali, quindi si creano grandissimi problemi polisemici. Più o meno attorno al 700 si arriva alla vocalizzazione del testo.

Altro problema è che quando si ricordava il Corano a memoria, già li le versioni erano diverse. La vulgata di 'Uthman è mandata nelle principali città dell'Impero (Mecca, Damasco, Ku'fa e Massora) come versione definitiva, ordinando di distruggere le versioni diverse. Alcuni dicono che ciò non avvenne, altri affermano il contrario: prestigiosi compagni del Profeta rifiutarono la versione a favore della propria (ricordiamo Ibn Mas'ud). Avvenne allora che ad un certo punto circolavano differenti versioni del Corano, anche con dubbi sul vero numero di sure (messe in dubbio la 113 e la 114). In ogni caso, col tempo si impose la vulgata "ufficiale", che è quella utilizzata oggi.
Una tradizione sciita afferma che una versione del Corano sarebbe stata messa per iscritto da 'Ali, per poi essere fatta sparire dai sunniti, eliminando la maggior parte dei riferimenti al califfo. In mancanza di tale versione, gli sciiti venerano comunque il Corano di 'Uthman.

Quello che si è visto fin ora è circa la storia coranica dal punto di vista dei musulmani. Esiste anche una vasta critica storica occidentale che proviene dagli studiosi orientalisti. Il discorso che viene fatto vale per il Corano, ma in qualche misura anche per Maometto, dato che le loro due storie sono strettamente intrecciate. La vita del Profeta è strettamente legato alla "produzione" del testo e questa stretta corrispondenza è stabilita dalla stessa tradizione islamica, come si legge in un hadith di 'A'isha: "Quale è il carattere del Profeta?" "Il Corano". Tutte le critiche degli studiosi orientalisti sono quindi sempre bilaterale.

1. Wansbrough (Anni '70): l'Islam non è nato in Arabia, ma in Mesopotamia in un ambiente "settario" giudaico cristiano che in sostanza ha prodotto (inventandoselo) in parallelo il Corano e la vita di Muhammad. Non viene negata l'esistenza di Maometto, ma le notizie che abbiamo su di lui e la sua vita sono talmente vaghe, generiche e contraddittorie che non sono affidabili. Questa scuola di pensiero sviluppa il discorso con l'idea di fondo che l'Islam ha origine giudaica, non originale. Il Corano è stato prodotto per giustificare la inventata vita di Maometto. La base scientifica di questa tesi sta in due fatti strettamente collegati:
a. le fonti islamiche sono molto tarde rispetto agli avvenimenti narrati, risalendo soltanto al 750, in confronto alla presunta morte del Profeta avvenuta nel 632. Le prime "sire" (biografie musulmane del Profeta), come la "Sira di Ibn Hisha e Ibn Ishaq", appunto risale al 750.
b. Fonti esterne al mondo musulmano (soprattutto di origine cristiana-siriaca, testimoni, polemisti, scrittori, come San Giovanni da Masceno, funzionario alla corte di califfi nel 680, scrittore di un’opera polemica contro l'Islam) danno notizie che non corrispondono con la tradizione islamica e sono anche antecedenti alle stesse fonti interne. Poi, fino a poco tempo fa, non si avevano manoscritti antichi del Corano, che risalivano a circa il 750, quindi paralleli alle fonti sulla vita maomettana.
Negli ultimi anni sono state fatte nuove scoperte che contestano queste tesi, per esempio:
a. si è identificata, nel "Duomo della Roccia" a Gerusalemme (dove c'è la roccia da cui il Profeta sarebbe partito per il viaggio ultraterreno), la sura 112 incisa nella trabeazione. L'edificio fu completato all'epoca del califfo 'Abd Al-Malik (685-705), quindi si ha una antica testimonianza diretta (la prima) di una sura del Corano (che non implica però l'esistenza del mushaf, ma solo che a quell'epoca ne circolavano almeno dei brani).
b. Una successiva scoperta nella grande moschea di San'ha (Yemen) ha permesso di trovare dei Manoscritti quasi completi del Corano, molto antichi, spostando la data di composizione del Corano (nella sua forma piu o meno integrale) intorno al 680.
c. Successivamente una equipe britannica ha trovato una copia del Corano che viene datata, grazie al carbonio14, circa tra 560-660. Questo dato ha anche però prodotto della interpretazioni fallaci di falsificazione.
Il problema delle teorie di Wansbrough è che partono da una base vera, ma che viene interpretata con un atteggiamento chiaramente pregiudiziale: il fatto che le fonti siano tarde implica che sono false.
2. Luxenberg (primi anni del 2000) e Reynolds (2011): il Corano non è scritto in arabo, o, per meglio dire, per comprenderlo, per comprendere le sue "espressioni strane", è necessario il siriaco, l'aramaico. Il problema non è tanto linguistico, ma la deduzione che ci sta dietro: l'Islam non è una religione originale, ma sostanzialmente una "eresia giudaica". Il Corano deriverebbe da una rielaborazione di un sottotesto di carattere biblico-aramaico con fine omiletico (predicatorio). In ogni caso (soprattutto in Luxenberg) permane l'atteggiamento pregiudiziale. Prende l'aramaico e dimostra che la difficoltà linguistica avuta con l'arabo scompare, con il pregiudizio che un certo testo coranico è di per sè incomprensibile. In ogni caso si pone una grossa sfida al concetto musulmano che il Corano si scritto in arabo purissimo.
3. Donner: Prima di tutto afferma che Wansbrough non ha del tutto torto, ma che è solo eccessivamente scettico, dato che esistono prove evidenti che confutano l'idea di falsità totale delle fonti musulmane. Convinto che la composizione del Corano risalgano intorno al 685-705, anche lui avanza un’interpretazione antinomica rispetto alla tradizione. La comunità di Maometto non era musulmana, ma un comunità di "credenti" di cui facevano parte anche cristiani, ebrei e seguaci di Muhamma in senso stretto (maomettani). Una comunità ecumenica, la "Comunità dei Muminum" (dei credenti, termine che è spesso usato nel Corano, anche piu di "musulmano"). Poi la comunità si è evoluta, con la manifestazione rivalità, contraddizioni e tensioni interne. I Cristiani non accettano il taglio sempre più Antitrinitario, anti-incarnazionista. Ragioni storiche portano l'opposizione degli ebrei, che hanno rapporti molto tesi con Maometto a Medina. Alla fine rimangono i maomettani, che diventano musulmani, cioè acquistano la consapevolezza di essere una cosa a parte. Ciò sarebbe dovuto appunto accadere tra il 685-705. In ogni caso è riconosciuta la sostanziale veridicità della storia narrata dalla tradizione musulmana, negando però l'originalità dell'Islam, inteso come costruzione retrospettiva: Non è Maometto che predica l’Islam (storicamente inteso), ma esso nasce in senso storico solo 50 anni dopo.

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