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La religione ebraica

Il popolo ebraico si innalzò al di sopra degli altri popoli dell’antichità per la sua religione: credeva, infatti, in un Dio (Jahvè) unico, invisibile e immateriale, onnipotente e giusto. Jahvè, che è puro spirito, è il creatore di tutti gli esseri e di tutte le cose. Egli non risiede nei templi, ma si manifesta nel cielo, in mezzo alla tempesta e nel fuoco. Nessuno può pronunciarne il nome. Del popolo ebraico Egli ha fatto il popolo eletto. Quando gli Ebrei, nel corso della loro vita nomade, fanno una sosta, Jahvè scende dai cieli e si posa sull’Arca santa, una cassa laminata d’oro, custodita gelosamente dai sacerdoti. Fino alla costruzione del Tempio da parte del re Salomone, l’Arca è posta sotto una tenda, il Tabernacolo. I sacerdoti appartenevano alla tribù di Levi ed erano perciò detti Leviti. Il culto consisteva nella preghiera, nelle offerte e nel sacrificio a Dio di colombi e di agnelli. La festa principale era la Pasqua, che ricordava l’uscita dall’Egitto. La Pentecoste, seconda grande festa nel corso dell’anno, era la festa della riconoscenza e delle offerte a Dio per la messe abbondante; più tardi vi si aggiunse la commemorazione del dono della Legge sul Sinai. La Festa dei Tabernacoli (cioè delle tende) ricordava il tempo della peregrinazione nel deserto, qiuando il popolo di Istraele abitava sotto le tende. Il sabato era il giorno dedicato al Signore e, perciò, alla preghiera e al riposo. La legge morale comandava la giustizia e la carità. Il precetto della carità imponeva l’amore del prossimo, la protezione dei deboli e dei poveri. Gli Ebrei ritenevano che l’osservanza della Legge fosse a Dio più gradita che l’offerta delle primizie e degli agnelli.
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